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Addio a Franco Califano, cantore della romanitā

era del '38. L'ultima esibizione solo due settimane fa al Sistina

E' scomparso uno dei 'cantori' più amati della romanità: Franco Califano, detto "Il califfo", se ne è andato nella sua casa di Acilia. Era malato da tempo. Il cantautore originario di Pagani, ma romano adottivo, è morto all'età di 74 anni. Califano si era esibito l'ultima volta solo due settimane fa al Teatro Sistina. 

Playboy, artista geniale e uomo d'eccessi, di sé Califano diceva: ''ero bello esagerato''. Ma la cerchia dei suoi fan lo chiamava ''il maestro''. E' stato un autore di classici della canzone, un interprete di successo soprattutto della romanità, un poeta, un attore, un protagonista delle cronache per le sue amicizie pericolose e le sue rischiose abitudini. I suoi ultimi anni sono stati difficili: aveva sperperato un patrimonio, il fisico, cui aveva sempre chiesto molto, cominciava a cedere e finì sui giornali perché aveva richiesto l'aiuto della legge Bacchelli. Ma proprio quando la sua vicenda si stava avviando al declino, è stato riscoperto dalla nuove generazioni, Fiorello gli ha dedicato una delle sue imitazioni più popolari, i Tiromancino hanno registrato con lui, come hanno fatto jazzisti importanti come Stefano Di Battista. Califano è stato un fuori classe della seduzione dal fascino maledetto e dall'ironia devastante che dagli anni '60 in poi, cominciando come attore di foto romanzi, si è lanciato in una vita vissuta pericolosamente. Califano ha firmato alcune dei più bei titoli della canzone italiana, come ''Minuetto'', ''La musica è finita'', ''E la chiamano estate'', ''Una ragione di piu''', ha scritto per gli interpreti più prestigiosi, a cominciare da Mina, ha composto ''Gente de borgata''. Ma se c'è un titolo che sintetizza la sua vita e la sua carriera è ''Tutto il resto e' noia'', un brano che diventa un manifesto esistenziale. Scriveva poesie ed era autore e interprete di monologhi che oscillavano tra il comico e il dramma, istantanee di vita. Le sue vicende giudiziarie, la sua vocazione alla trasgressione e l'insofferenza verso le convenzioni hanno sicuramente aiutato a far nascere il mito dell'uomo maledetto ma sicuramente non hanno aiutato la sua carriera. E' stato un personaggio scomodo, controverso ma sicuramente grande amante della musica e magistrale interprete dei suoi pezzi.



 
 

[30-03-2013]

 
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