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Rivolta al Cie, nigeriano rifiuta espulsione

una poliziotta ferita ad una mano. La denuncia delle condizioni di vita del centro

La rivolta è nata dal rifiuto, da parte di un ospite nigeriano del Cie di Ponte Galeria, di essere rimpatriato per effetto di un decreto di espulsione. La sua resistenza alle forze dell’ordine avrebbe generato la reazione di altri agenti e degli ospiti nigeriani del centro. Nella colluttazione che si è generata una poliziotta è rimasta ferita ad una mano. I 43 cittadini nigeriani, su un totale di 132 ospiti al Cio, hanno messo a ferro e fuoco il settore maschile e per alcuni minuti avrebbero tenuto in ostaggio 3 operai di una ditta di manutenzione. Sono poi saliti sul tetto ed hanno appiccato il fuoco ad alcune suppellettili e a dei pannelli. I segni dell’incendio, domato dai vigili del fuoco intervenuti con tre squadre, sono ancora visibili dalla strada.

La protesta è montata in tarda mattinata; secondo il Garante dei detenuti Angiolo Marroni è nata per il rifiuto di rimpatrio da parte di un nigeriano 29enne. Ma la rivolta potrebbe essere nata anche per le condizioni in cui vivono gli immigrati nel centro d’immigrazione ed espulsione. Le condizioni di permanenza del Cie erano state denunciate recentemente in un documentario realizzato da Roberto Secci, giornalista di Rainews24.

"Le condizioni del Cie di Ponte Galeria sono tra le le peggiori dei 13 punti di identificazione ed espulsione degli immigrati in Italia. Qui il passaggio per i diritti umani è soltanto un optional -spiega Roberto Secci-. Ci sono 100 persone minimo in transito continuo che vivono in condizioni igieniche disperate: poca acqua, poco cibo. Poi la proporsione di quello che viene speso per ogni immigrato è meno di 5 euro al giorno, soldi per comprare cibo, lenzuola, coperte. Potete immaginare quindi il livello di vivibilità nel centro. Era quasi scontato che ci fosse una rivolta. Non è stata la prima e non sarà l'ultima".



[18-02-2013]

 
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