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Omicidio Casalotti, i killer si sono finti poliziotti

i Carabinieri indagano su un regolamento di conti legato all'attivitā del piccolo imprenditore romano

Aveva appena portato all’asilo i suoi due figli più grandi. Antonio Bocchino, romano di 36 anni, è stato ucciso da due killer che si sono finti poliziotti. Ad un giorno dall’omicidio a Casalotti emergono dettagli fondamentali che potrebbero portare i Carabinieri ad individuare i responsabili.

La vittima è stata seguita dai due sicari che si sono finti poliziotti in borghese. Gli aggressori lo hanno bloccato in via Pantan Monastero agitando una paletta. Bocchino ha pensato si trattasse di un normale controllo ed è sceso dall’auto, i due killer gli hanno chiesto di aprire lo sportello posteriore ed appena il 36 enne ha voltato le spalle hanno sparato almeno quattro colpi con una pistola semiautomatica. Due proiettili lo hanno colpito alla testa, uccidendolo sul colpo. A raccontare la scena ai Carabinieri ci sarebbe un testimone oculare. “Sembrava un normale controllo –ha detto descrivendo la scena- Gli hanno fatto segno di fermarsi con la paletta. Poi, non ho visto altro”.

Sul movente dell’omicidio che sembra essere stato preparato ed eseguito da professionisti stanno indagando i Carabinieri della Compagnia Roma Cassia. La vittima gestiva una società di slot-machine a Montespaccato e nel 2008 era stato arrestato per l’omicidio di un albanese ritenuto un trafficante di droga, poi era stato prosciolto.
Gli investigatori ritengono che dietro all’agguato mortale ci sia un regolamento di conti, probabilmente una storia di racket legata all’ambiente di lavoro del piccolo imprenditore romano. Ovvero il gioco d’azzardo ed il giro dei videopoker.
 
 

[13-02-2013]

 
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