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Emettevano false perizie per clienti "particolari". Otto professionisti in manette

Tra gli indagati, anche un noto penalista e il titolare di una clinica

di Luca Siliquini

Erano tutti stimati professionisti. Personaggi insospettabili della Roma Bene. A tirare le fila, un noto avvocato penalista. Questo il ritratto degli otto uomini arrestati in mattinata dalla Questura di Roma con l'accusa di corruzione e false perizie con l’aggravante dell’utilizzo di metodi mafiosi. Attraverso una capillare rete di contatti, il sopracitato penalista consentiva infatti ad alcuni suoi clienti "particolari" di uscire dal carcere ottenendo piuttosto facilmente ricoveri in strutture ospedaliere. In altre parole, era sufficiente pagare con generosità tutti gli anelli della catena corruttiva. Ruolo essenziale nei traffici dell'avvocato avevano dunque gli altri professionisti coinvolti, ossia medici, liberi professionisti e dipendenti Asl. A queste figure veniva chiaramente demandato il compito di effettuare false perizie che permettessero al detenuto di ottenere i benefici di legge. E sempre parlando di figure-cardine, tra i personaggi implicati in quest'ampio sistema di corruzione è saltato fuori anche il proprietario di un'importante clinica romana, ove la maggior parte dei pregiudicati veniva ricoverata per le più svariate patologie. 
 
Secondo le indagini un noto avvocato penalista della Capitale aveva messo in piedi la propria rete di corruzione già da molto tempo, gestendo un sistema che nel corso degli anni ha permesso a molti esponenti della criminalità organizzata campana e romana di uscire di prigione. Oggi al penalista è stato inoltre contestato di aver favorito due trafficanti di droga ed un responsabile di omicidio condannato in primo grado a 23 anni, nato in Albania. I medici, come detto fondamentali per la realizzazione del progetto criminale, sono entrambi iscritti all’albo dei periti presso il Tribunale di Roma, l'uno è un medico impiegato presso il centro di igiene mentale della ASL RM/D, ed il secondo è proprietario della clinica Sant’Alessandro. 
 
Entrando ancor più nel dettaglio, la macchina risultava semplice ed efficace. L’avvocato selezionava infatti i clienti maggiormente facoltosi, che potessero garantire il pagamento di somme di denaro senza particolari problemi. Dopodiché, contattava i periti nominati dal Tribunale per suggerirgli la redazione di perizie che certificassero patologie tali da consentire il ricovero dell’indagato presso la clinica Sant’Alessandro. Qui entrava in gioco il titolare della clinica per avviare tutte le pratiche per il ricovero. Unica "obiezione" richiesto dal titolare della clinica: “e' un altro di quelli che può pagare? o che non può pagare? scusami perché sennò è un problema”. Non finiva qui, il servizio doveva essere completo. All’indagato doveva essere garantito anche uno sconto di pena, per cui la soluzione più utile era dimostrare che aveva problemi psichici. Si coinvolgeva quindi un medico in servizio presso il CIM di una struttura sanitaria pubblica che certificasse la necessità di un ciclo di incontri con il paziente. Ed ecco allora l’ultima, grande trovata. Il calendario delle visite era deciso dallo stesso paziente e le sedute duravano al massimo due minuti. Due minuti nei quali il professionista doveva esaminare il paziente, redigere un certificato e riscuotere una somma di denaro per il delicato incarico ricevuto.

[12-02-2013]

 
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