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La frode dei procedimenti fallimentari, arrestati 14 professionisti

in manette avvocati, commercialisti ed imprenditori. Si ipotizza anche il coinvolgimento di alcuni giudici

Prendevano di mira procedimenti fallimentari con consistenti attivi ed in cui l’amministratore della società fallita era deceduto. Poi grazie alla compiacenza di curatori, consulenti ed avvocati creavano crediti inesistenti. I giudici, accogliendo le loro istanze, erogavano il denaro.

E’ una truffa studiata a tavolino quella di 14 professionisti romani finiti in manette con l’accusa di peculato, riciclaggio e falso. Tra di loro ci sono sei avvocati, cinque commercialisti e tre imprenditori, tutti arrestati questa mattina dai Finanzieri del Comando Provinciale di Roma. Le fiamme gialle, dopo un anno di indagine, hanno scoperto la frode, per un totale di 7 milioni di euro, analizzando carte e documenti di tre procedimenti fallimentari. "Abbiamo acquisito molta documentazione dalle perquisizioni negli uffici degli arrestati- spiega Claudio Solombrino, comandante Gruppo Tutela Marcato capitali-. Quello che abbiamo scoperto è un sistema che, anziché tutelare i creditori, lapidava gli attivi fallimentari per interessi personali".

Le tre aziende fallite prese di mira dal gruppo di professionisti sono la Pasqualini spa, un’impresa di olii alimentari, la casa di Cura Domitia Hospital S.R.L ed una società di servizi: la Tecnonsult S.r.l.. I professionisti specializzti in fallimenti creavano documenti ad hoc, rigorosamente falsi, che potessero dimostrare crediti nei confronti delle aziende andate in crack.

Ad insospettire i finanzieri anche le bizzarre richieste di denaro come quella di un finto sceneggiatore di telefilm che avrebbe venduto, senza poi mai esser stato pagato, la sua opera letteraria ”Serial Giallo” all’impresa di olii alimentari poi fallita.

Il Procuratore aggiunto Nello Rossi ha parlato di un sistema di “criminalità giudiziaria” diffusa in cui controllori e controllati erano d’accordo. Il Gip, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, ipotizza anche il coinvolgimento di alcuni giudici del Tribunale fallimentare che potrebbero non esser stati solo ingannati. 

"Dobbiamo chiarire - ha detto Nello Rossi - se ci troviamo davanti a dei giudici che sono stati indotti in errore o se siamo di fronte a sentenze frutto di un falso materiale. In quest'ultimo caso occorre accertare da chi sia stato commesso questo falso. Non e' escluso che quindi ci siano ulteriori sviluppi". L'ipotesi avanzata dal procuratore aggiunto Rossi su un coinvolgimento di giudici della sezione fallimentare del tribunale civile di Roma farebbe spostare l'inchiesta per competenza alla procura di Perugia. "Quello che è importante - ha concluso Rossi - è che c'è una forte attenzione da parte della procura sul fenomeno della criminalità del giudiziario. Noi non esitiamo e non esiteremo a guardare più attentamente nel mondo giudiziario per reprimere qualsiasi tipo di reato. Non vogliamo che il processo diventi una scena criminogena con creazione di atti falsi, liti fittizie o procedure fallimentari con falsi materiali".

Dei 7 milioni truffati dal gruppo di professionisti 5 sono ricavati da crediti inesistenti e 2 sono i loro compensi. I soldi venivano girati su conti in Svizzera e a Cipro o nell’acquisto, tramite società terze, di immobili di pregio. I finanzieri hanno sequestrato un immobile di prego in pieno centro, in via del Colosseo, presumibilmente acquistato con i soldi ricavati dalla truffa.

[05-12-2012]

 
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