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Gettò il figlio nel Tevere, condannato a 30 anni di reclusione

Il corpo del bambino fu ritrovato a Fiumicino

Aveva strappato il figlio di 16 mesi dalle braccia fella nonna e con un gesto inspiegabile lasciò cadere il bambino nel Tevere, all'altezza di ponte Mazzini. Patrizio F, padre del bambino, è stato condannato con rito abbreviato a trent'anni di reclusione. Omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela è il reato contestato all'imputato. Costituita parte civile nel processo, oltre alla madre del piccolo Claudio, anche il Comune di Roma, con l'avvocato Andrea Magnanelli. "Siamo soddisfatti per l'esito del procedimento - ha detto il penalista - sono stato molto commosso dai ringraziamenti della nonna e della mamma del piccolo Claudio. E' importante che come istituzione siamo riusciti ad essere vicini a questa famiglia, anche se nessuno potrà mai restituirgli il loro caro. Speriamo però che l'esito del giudizio possa dargli un minimo di serenità. Roma Capitale ha già dedicato un parco a piazza San Cosimo a Claudio. L'amministrazione capitolina è sempre contenta se riesce a contribuire a dare un pizzico di sollievo a queste famiglie". Il gup ha disposto che l'imputato risarcisca entrambe le parti civili. 

Esprime la sua vicinanza anche il vice sindaco di Roma, Sveva Belviso: "In questo momento non possiamo fare altro che confermare, ancora una volta, la nostra totale e più sincera vicinanza alla famiglia del piccolo Claudio per il dolore che ha vissuto, e che continua a vivere ogni giorno. A nome di Roma Capitale e mio auspico – conclude Belviso – che la pena di quest’oggi venga confermata anche negli eventuali e successivi gradi di giudizio, così da rendere giustizia, per quanto possibile, a una famiglia e a una madre, che senza nessuna colpa si sono visti portare via, per sempre, il loro piccolo angelo".

[05-12-2012]

 
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