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Gli invisibili
 
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Take this waltz

di Sarah Polley. Con Michelle Williams, Seth Rogen

di Rosario Sparti

“And now we meet in an abandoned studio.

We hear the playback and it seems so long ago.
And you remember the jingles used to go”. 

E’ quasi sera. Nonostante faccia caldo, si sta bene fuori seduti sulla veranda. Un uomo ascolta il frinire dei grilli. Dentro casa una donna ascolta della musica e osserva verso l’esterno. Un vetro li separa. I due si guardano, sorridono, si avvicinano al vetro e finiscono per baciarsi. Lui fuori tra il suono dei grilli, lei dentro con la musica che rimbomba per casa o forse nella sua mente. Così vicini, così lontani.

Margot e Lou sono sposati da cinque anni e vivono in una casa nel quartiere di Little Portugal a Toronto, lei è una scrittrice freelance, mentre il marito è uno scrittore di libri di cucina. In un'afosa estate, Margot conosce il misterioso e affascinante Daniel, un artista e guidatore di risciò che abita dall'altra parte della strada. La forte alchimia che nasce tra Margot e Daniel, porta la donna a esaminare i suoi sentimenti per il marito e a riconsiderare la sua intera vita.

Il secondo film da regista dell’attrice Sarah Polley potrebbe essere considerato un musical, dove i sentimenti danzano in un tourbillon di stati d'animo. Le nostre emozioni, trascinate dalla giostra della vita, come mostra una scena magnifica del film, ci guidano timorosi verso il fascino indiscreto del desiderio. Un irresistibile richiamo che irrompe nella più classica scena da matrimonio per spezzarne l’incantesimo, spingendo verso un prevedibile triangolo foriero di dubbi, ansie e nuovi palpiti del cuore.

Tutto questo sotto il riflettore di uno sguardo al femminile, che racconta i tormenti di una donna combattuta tra routine e desiderio, senza mai cedere all’ipocrisia consolatoria o a soluzioni giustificatorie. La protagonista, dubbiosa ma invero mai passiva, interpretata da Michelle  Williams che rende al meglio le fragilità del suo personaggio, colta tra i fremiti dell’innamoramento e l’insoddisfazione per vecchie premure che sembrano non bastare più. Agli altri estremi del triangolo un compassato Seth Rogen, abile nel ritrarre un personaggio colpevole solo d’essere rimasto sempre lo stesso, e la scoperta Luke Kirby, amante innamorato, di cui sentiamo tutta la sofferenza nel non riuscire a trattenere i propri  sentimenti.

Una pellicola che vive di piccole epifanie, di momenti, sguardi, abbracci, risate, di solito difficilmente rappresentate in maniera così reale e umana. Infatti, come nella vita non appaiono buoni o cattivi a tutto tondo, nel film nessuno risulta innocente o colpevole. La regista si assume l’onere di seguire i personaggi, in un percorso rapsodico, senza giudicarli, sottoponendo lo spettatore alla “dolce tortura” di confrontarsi con quelle verità che la vita spesso ci mette di fronte e che fingiamo di non vedere. Spesso tutti noi, come la protagonista, abbiamo paura di avere paura.

Caratterizzato da una fotografia calda e che gioca con soluzioni inusuali nella messa in scena, il film ondeggia tra un iperrealismo malinconico e spruzzi di umorismo surreale, come testimoniano in maniera contrapposta la scena iniziale e quella della piscina, forse tra le più sinceramente impietose e per questo emozionanti degli ultimi anni. “Il nuovo diventa vecchio”, recita una matura signora sentendo l’insoddisfazione della protagonista, pertanto quello che forse ci resta è goderci il viaggio, prendendo qualche scossone e osservando dal finestrino un paesaggio in continua mutazione. Buon viaggio.

[09-04-2013]

 
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