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Youth - La giovinezza

di Paolo Sorrentino. Con Michael Caine, Harvey Keitel, Jane Fonda

di Francesco Picerno

Due vecchi amici si ritrovano in vacanza in una località alpina. Fred è un direttore d'orchestra, Mick  è un regista. Sono entrambi anziani e per loro sarà un occasione per riflettere sul tempo che passa, sulla vecchiaia e il ricordo della giovinezza.

Paolo Sorrentino, a due anni di distanza dal trionfo agli Academy Awards con LA GRANDE BELLEZZA, è in concorso a Cannes con YOUTH; film in lingua inglese  che si avvale di due star di grandissimo livello: Michael Caine e Harvey Keitel, accanto a loro altri nomi importanti come Jane Fonda e Rachel Weisz. Il tema centrale del film è la riflessione sul  senso dell'esistenza. Un racconto di uomini (e  donne)  che fanno i conti con gli  errori del passato, si confrontano con l'arte,  con il   talento, le loro frustrazioni, il sesso e l'immagine di se'. Raccontato tra montagne spettacolari, animali e natura; in una bellissima SPA di lusso piena di curiosi personaggi, YOUTH ha uno stile  - come si intuisce -  più vicino al Sorrentino intimista. Il Sorrentino che come sempre alterna riflessioni sull'esistenza, immagini simboliche, frasi e aforismi ad effetto. E non  solo questo. Sorrentino vuole (o tenta di) fare anche un racconto corale costruendo  vicino ai due teorici  protagonisti  altre esistenze: dall'attrice fallita, all'attore in crisi, fino ad un inquietante (ed è  solo uno tra i momenti  di stracult involontario) Diego Armando Maradona. Talmente tanti personaggi che Caine (parliamo del  “teorico” protagonista) appare quasi invaso da esistenze più interessanti o quantomeno raccontate meglio delle sue, - ad esempio il tormento reale e sofferto della figlia - il tutto in un grandissimo minestrone di incompiutezza. 

Incompiutezza voluta? La sensazione è che di voluto emerga solo il narcisismo di un autore che mette al centro se stesso per sopraffare e uccidere la storia. E quindi tutto quel rigore che è marchio di fabbrica di Sorrentino diventa nell'immediato terribilmente  invasivo. Difficile trovare esempi, vista la serie di spunti e contenuti alti che YOUTH ci propone: ma certamente alcune scene (dal montaggio iniziale che presenta Caine,  all'improvvisa e banalissima metafora del bambino che impenna in bicicletta, fino alla davvero brutta e inutilmente felliniana apparizione delle attrici preferite da Mick) sono un classico esempio di come la facciata del film -e della carriera di Sorrentino - sia quella di mantenere l'artificio su tutto e che non importa la coerenza dei personaggi, l’emozione o il percorso narrativo, ma altro: lo stile, il manierismo, la geometria, l'inquadratura in campo lungo e il surrealismo gratuito. E poi la discutibile direzione degli attori, Caine su tutti: schematizzato in un ruolo “Servilliano” che non gli si confà e che fa abbastanza sorridere.

In un festival di Cannes, quindi, che  ha visto due opere italiane di grandissimo livello (MIA MADRE e IL RACCONTO DEI RACCONTI) dispiace vedere un regista nostrano (che  ha la sua schiera di fan accecati da uno stile che è antico quanto i  protagonisti del film ) rimanere imbrigliato tra  corde che non evolvono e anzi mantengono tutta la sua poetica ferma e rigida su schemi classici e tremendamente irritanti. Se non, chiaramente, per i fan abbagliati (in Italia e fuori) dal suo modo di vedere il cinema.

 



votanti: 3
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[22-05-2015]

 
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