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Child 44 - Il bambino n. 44

di Daniel Espinosa. Con Tom Hardy, Noomi Rapace, Gary Oldman

di Alessio Palma

1953. Leo Demidov, agente segreto della polizia sovietica, si ritrova a perdere prestigio, potere e la propria casa quando si rifiuta di denunciare sua moglie Raisa, accusata di essere una traditrice del regime. Allontanati da Mosca e costretti a trasferirsi in un avamposto provinciale, i due si alleano con il generale Mikhail Nesterov, nel tentativo di risalire all'identità di un serial killer, predatore di ragazzini.

Tratto dall'omonimo romanzo di Tom Rob Smith, CHILD 44 s'ispira alle gesta di Andrei Chikatilo, meglio conosciuto come il “mostro di Rostov”, condannato per l'uccisione di 52 persone, donne e bambini, negli anni tra il 1978 e il 1990. Il film ne retrodata la figura alla fine dell'epoca staliniana, in modo da sottolineare il compromesso morale che molti cittadini dovettero accettare per sopravvivere in una società che negava l'omicidio in quanto “non ci sono crimini in Paradiso”, come afferma l'ufficiale di polizia Vasili, antagonista di Demidov. CHILD 44 avrebbe così pretese da narrazione storica travestita da thriller. E da melodramma, perchè nella storia, il rapporto tra Demidov e la moglie ha un peso fondamentale, evidente nella parte centrale e, soprattutto, nel finale che restringe il campo al solo universo domestico.

Il problema principale del film è proprio l'abnorme dilatazione del racconto (la sceneggiatura è di Richard Price), che porta a una durata sconsiderata (137'). Dapprima seguiamo l'apprendistato del protagonista, dall'infanzia in Ucraina all'ingresso nella polizia; poi il suo dramma coniugale e, di riflesso, gli spietati meccanismi dello stato totalitario; quindi, dopo il suo confino a Volsk, l'inizio della caccia all'uomo vera e propria. Decisamente troppo per un'opera senza particolari velleità di approfondimento, che ritaglia alla meno peggio i personaggi di Vincent Cassel (un comandante del MGB) e di Nesterov (Gary Oldman) solo per assicurarsi due nomi di richiamo nel cast.

Ma anche sul piano visivo siamo alla sagra dei luoghi comuni: la fotografia di Oliver Wood è ovviamente basata sui toni scuri del marrone e dell'ocra perchè deve dare l'idea di che triste paese sia l'Urss e il lavoro scenografico asseconda l'atmosfera di tetraggine e squallore, tra fabbriche gigantesche e strade perennemente coperte di fango. La morale familista piazzata in conclusione è la conferma di quanto visto fino a quel momento, un racconto schematico coi buoni e coscienziosi da una parte e i cattivi dall'altra, mascherato in modo ipocrita da apologo politico. A quel punto, che nell'Unione Sovietica degli anni '50 tutti parlino tra loro in inglese, sembra davvero il male minore.

 



votanti: 1
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[30-04-2015]

 
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