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Birdman

di Alejandro González Iñárritu. Con Michael Keaton, Edward Norton, Naomi Watts

di Alessio Palma

Riggan Thomson, famoso per aver interpretato in passato il supereroe alato Birdman, è all'inizio di una nuova carriera. Sta infatti per fare il suo debutto a Broadway con la messa in scena di un testo di Carver, una scommessa per dimostrare a tutti di non essere semplicemente un ex divo di Hollywood ma un attore vero. Nei giorni che precedono la sera della prima, l’uomo deve fare i conti con il suo io e tentare di recuperare la famiglia, la carriera e se stesso.

BIRDMAN è un film a suo modo emblematico della contemporaneità e delle tendenze che attraversano la società dello spettacolo. Inarritu, interrotto ormai il sodalizio con lo sceneggiatore Guillermo Arriaga, a tutti gli effetti co-autore dei suoi primi film, sembra aver acquistato leggerezza e trasparenza narrativa, malgrado continui a realizzare un cinema di grande respiro e ambizione. In primo luogo tecnica, dato che costringe il direttore della fotografia Emmanuel Lubezki ad un'autentica prova di forza virtuosistica: il film è infatti composto da lunghissimi piani sequenza legati impercettibilmente così da dare l'impressione di un unico, vastissimo movimento di macchina.

Questa sensazione di fluidità, di realtà colta sul vivo, essenziale per neutralizzare almeno in parte l'artificiosità del testo scritto, viene rafforzata dall'eccellente concezione della scenografia (che avrebbe meritato la nomination all'Oscar: il film ne conta comunque nove) capace di legare esterno e interno, di assimilare il labirintico retroscena di un teatro al caos di una strada newyorkese. La nitidezza della ripresa digitale, poi, accentua l'impressione, paradossale in un film costruito al millimetro come questo, di stare assistendo a un documentario, al vero backstage di un allestimento scenico.

Ma BIRDMAN è un'opera complessa, almeno in apparenza, anche sul piano tematico. C'è in primo piano il rapporto tra verità e finzione, espresso non solo nel dualismo tra il vivere e il recitare, con annessa la crisi di mezza età che investe il personaggio di Riggan, ma anche sul piano della rappresentazione stessa, dove quella senza filtri del teatro si contrappone a quella indiretta, frammentata, potenzialmente falsa dell'universo virtuale. E, ovviamente, la riflessione sulla Hollywood odierna, colonizzata dai cinecomics. A differenza di un film in fondo speculare come SILS MARIA di Assayas, che affrontava le medesime questioni con ben altra chiarezza di esposizione e lucidità di sguardo, Inarritu evita di prendere posizione a favore dell'una o dell'altra modalità di fare spettacolo e di fruirlo, strutturando BIRDMAN innanzitutto come un esercizio ludico, un gioco dove gli attori entrano ed escono dalla parte a piacimento e una martellante partitura percussiva detta i tempi, via via sempre più parossistici, dell'azione. In questo modo il film spreca in gran parte il potenziale critico che una storia come questa poteva contenere. E punta più ad allestire un meccanismo perfetto, senz'altro appagante per gli occhi ma meno intelligente di quello che ambirebbe ad essere, anche a causa di alcuni personaggi scontati, come il Mike Shiner interpretato da Norton o la figura del severo critico teatrale, e di un finale eccessivamente dilatato e sospeso.

 



votanti: 3
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[04-02-2015]

 
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