Giornale di informazione di Roma - Sabato 01 ottobre 2016
 
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Italiano medio

di Maccio Capatonda. Con Marcello Macchia, Luigi Luciano, Barbara Tabita

di Rosario Sparti

Giulio Verme è un ambientalista convinto in crisi depressiva, che alla soglia dei quaranta anni si ritrova a fare la ‘differenziata’ in un centro di smistamento rifiuti alla periferia di Milano. Avvilito, furioso, depresso è ormai totalmente incapace di interagire con chiunque: con i colleghi di lavoro, con i vicini, con la famiglia e con Franca, la compagna di una vita. Non ci sono più speranze per il nostro protagonista fino a quando incontra Alfonzo, un suo vecchio e odiato amico di scuola che ha però un rimedio per tutti i suoi mali: una pillola miracolosa che gli farà usare solo il 2% del proprio cervello anziché il 20%, come si dice comunemente. Ed è proprio così che Giulio supera la depressione: non pensa più all’ambiente ma solo a se stesso, alle donne, ai vizi, passioni e virtù di ogni italiano medio.

"Potrà uno sketch di due minuti avere il respiro per un lungometraggio?", questa la domanda che molti si ponevano attendendo la distribuzione del film. Tutti pronti coi fucili puntati verso Maccio Capatonda, al secolo Marcello Macchia. Oggi che il suo esordio cinematografico è giunto in sala possiamo finalmente dare una risposta. Chiara, netta, ferma. ITALIANO MEDIO non solo dimostra che l'idea di partenza - un finto trailer cinematografico - era utilizzabile per un'opera dalla più lunga durata, ma svela una penna comica di spessore ancora maggiore rispetto a quanto visto con i lavori per la televisione e il web. Senza stravolgere il contenuto del soggetto iniziale, ma arricchendolo con nuovi spunti che ne allargano il senso e colpiscono ancora più a fondo, Maccio Capatonda tratteggia un quadro iperreale dell'Italia bipolare di oggi.

Apparentemente non siamo lontani dal grottesco di QUALUNQUEMENTE o dalle maschere deformanti di I SOLITI IDIOTI, in realtà siamo molto distanti. Qui non c'è nessun compiacimento per un malfattore simile a noi ma al tempo stesso diverso, non è presente l'ammicamento verso i tic dai tratti orrorifici di un mondo cinico impossibile da salvare, bensì c'è lo sguardo attento di un regista che guarda a due emisferi lontani ma tremendamente vicini perché partoriti dalla medesima mente, quella di un italiano. Medio per definizione, mediocre per necessità, mediatore per istinto. La pellicola parte come parodia di LIMITLESS, solletica lo spettatore grazie a rimandi ai vecchi lavori di Capatonda, inanella citazioni improbabili da classici del cinema (da ARANCIA MECCANICA a IL FAVOLOSO MONDO DI AMELIE), per poi manifestarsi a pieno come satira tagliente che non risparmia nessuno. Non c'è da stupirsi quindi che molti spettatori, italiani più o meno medi, siano interdetti dalla visione del film, che le risate gli rimangano strozzate in gola, sorpresi dalla somiglianza tra le loro vite, sdraiate su divani da cui osservare la tv oppure chine su pc dove dibattere su un nuovo complotto demo pluto giudaico massonico, e la doppia vita di questo Dr Jekyll e Mr. Hyde comico.

Il cast riunisce gran parte della compagnia che gravita abitualmente intorno al mondo del regista, da Anna Pannocchia alla straordinaria spalla Herbert Ballerina, cui si aggiungono i più noti Nino Frassica, modello evidente per i calembour di Capotonda, e Barbara Tabita. Se il ritmo talvolta latita,  invece le scelte fotografiche sono funzionali al duplice universo del film (pigra sciatterìa fotografica e uso di filtri dai colori ipersaturi si scontrano tra loro), dando una coerenza formale all'impianto tematico della pellicola. Quindi non tutto funziona, ma si possono facilmente perdonare ingenuità ed errori a chi, con coraggio, è riuscito ad amalgamare spirito surreale e sguardo critico verso la realtà. Si tratta di un'operazione cinematografica sottile, non per tutti, che cerca un pubblico non del tutto anestetizzato, che prova a guardare se stesso specchiandosi nella risata, come nella migliore tradizione della commedia intelligente, riflettendo su che bizzaro essere è l'italiano della specie più comune: una figura mitologica metà menefreghista, metà attivista velleitario. Un corpo scisso in due ma con un pensiero unico: salvaguardare l'orticello di casa a dispetto di tutto e tutti. Perché se non puoi sconfiggere il nemico, fattelo amico. Ancor di più se il nemico ci somiglia, anzi, siamo noi stessi.
 



votanti: 2
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[01-02-2015]

 
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