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American Sniper

di Clint Eastwood. Con Bradley Cooper, Sienna Miller

di Francesco Picerno

La storia vera di Chris Kyle, giovane americano che  si arruola nelle forze speciali e viene inviato in Iraq per proteggere i suoi commilitoni. In poco tempo Kyle diventerà un temibilissimo cecchino e verrà  temuto da tutti gli insurrezionalisti iracheni.

A distanza di pochi mesi da JERSEY BOYS, Clint Eastwood torna nelle sale adattando la biografia omonima  scritta dallo stesso Kyle. Il film , chiaramente di genere bellico, racconta  due livelli e due conflitti: quello della guerra - con quattro missioni volte a stanare il nemico - e  quello intimo e privato - o familiare (una moglie  e una figlia e tutte le complicazioni che derivano dall'assenza della figura di  un padre e di un marito) Sobrietà e lucidità di racconto:  ancora una volta sono queste le caratteristiche principali del film , profondamente coerenti con la filmografia eastwoodiana. E per non farci mancare nulla,  scene di una qualità estetica e potenza visiva che non vedevamo da anni nel cinema del regista americano  (probabilmente dall'ultimo straordinario film di guerra LETTERS FROM IWO JIMA). E soprattutto uno stile che non abbraccia nessuna moda, ma è rigorosamente al servizio del conflitto e del realismo dell'ambiente circostante. Esempio straordinario la scena elogiata da molti: quella della tempesta di sabbia, dove pathos, dramma interiore e tensione si fondono in maniera sublime.  Senza poi dimenticare i momenti del ritorno a casa, su tutti la semplicissima ma devastante scena della sala parto. 

Chiaramente non sono mancate le critiche spietate, quelle peggiori sono quelle dove si confonde l'analisi cinematografica con l'ideologia. Ed è partita l'accusa più banale, quella per esempio che definisce AMERICAN SNIPER  un film "patriottico" e "conservatore" o alla peggio "fascista".  Peccato che pochi abbiano saputo spiegare cosa ci sia di fascista o patriottico nel decidere di raccontare un cecchino che si allontana dalla famiglia e subisce dalla guerra (e quindi anche dalla sua scelta patriottica) devastazioni psicologiche e umane. Cosa ci sia di fascista poi in un film che fondamentalmente ha uno sguardo dove  non esistono buoni e cattivi, in cui il protagonista viene valutato per quello che è, senza giudizi morali o politici, è tutto da spiegare. Come è da capire perchè mai la pellicola avrebbe dovuto dire una cosa ovvia: cioè che la guerra sia un pretesto di un'America imperialista o che le truppe in Iraq dovrebbero essere ritirate. Questo non è cinema, è ideologia. 

E lo sguardo di Eastwood è stato, ancora una volta, privo di questi artifici, perchè il film è cinema straordinario che va al di la' di queste pure elucubrazioni mentali e che  racconta, con una grandezza narrativa  e con un grandioso rigore , le contraddizioni dell'America, della guerra e degli ultimi dieci anni di quel paese. Un film da vedere con lo sguardo e con lo stomaco - e per certa critica impegnata - un po' meno con  la testa.

 



votanti: 1
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[22-01-2015]

 
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