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Un gatto a Parigi

di Jean-Loup Felicioli e Alain Gagnol

di Alessio Palma

Parigi. Dino è un gatto dalla doppia vita, di giorno vive con la piccola Zoe, ragazzina autistica, figlia di Jeanne, capo della polizia. Di notte invece sale sui tetti della città con Nico, un ladro abile e di buon cuore. Una sera Zoe decide di seguire di nascosto il suo gatto e si ritrova coinvolta in un pericoloso intrigo ordito dalla gang di Victor Costa, criminale senza scrupoli.

UN GATTO A PARIGI, a sorpresa candidato all'Oscar come miglior cartone nel 2012, conferma la qualità dell'animazione transalpina e il suo inconfondibile gusto per l'artigianalità e per un impianto visivo rivolto al passato e alla tradizione. La coppia di registi lavora su un immaginario tipicamente francese: la storia, piacevolissima, potrebbe essere quella di un polar anni '50, la colonna sonora di Serge Basset ha un tono jazzato che ben si sposa con l'atmosfera principalmente notturna del film e con una Parigi ritratta come uno scrigno di trame oscure, il tratto dei disegni richiama in egual misura le asperità della pittura cubista e gli illustratori popolari del primo '900, senza concessioni all'estetica digitale. E, dato che ci sono dei gangster in azione, Felicioli e Gagnol non dimenticano di omaggiare i classici del genere, con tanto di citazione diretta di una delle scene più famose dello scorsesiano QUEI BRAVI RAGAZZI.

L'idea forte del film è giocata sulla contrapposizione tra scene diurne e notturne, esemplificata dai diversi percorsi del gatto. Quest'alternanza produce, a livello visivo, una grande varietà cromatica, e, a livello tematico, un continuo rilancio della storia, che si mantiene sempre interessante nell'attesa dell'incrociarsi delle due trame e con un colpo di scena piazzato con intelligenza a metà del racconto. Il tratto a matita raggiunge probabilmente il suo apice espressivo nella scena del blackout nell'appartamento, giocata esclusivamente sul bianco e sul nero.

Un risultato complessivo notevole ottenuto, va detto, con un budget non certo faraonico, prova ulteriore del talento di Felicioli e Gagnol, nell'ottenere il massimo della resa estetica con risorse limitate. Il film ha poi il merito di costruire un personaggio infantile, quello di Zoe, interessante e problematico, persino toccante quando riesce finalmente a comunicare con la propria voce. Unico neo, un doppiaggio a tratti non all'altezza. Ma certamente per i più piccoli non ci sarà un problema: UN GATTO A PARIGI garantisce un'ora di ottimo intrattenimento, per loro come per tutti.

 


Secondo te quanti euro merita??
 

[18-12-2014]

 
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