Giornale di informazione di Roma - Martedi 27 settembre 2016
 
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Pride

di Matthew Warchus. Con Bill Nighy, Imelda Staunton, Dominic West, Paddy Considine

di Rosario Sparti

Londra, 1984. Joe partecipa tra mille timidezze e ritrosie al Gay Pride e si unisce alla frangia più politicizzata del corteo, già proiettata sulla successiva battaglia in difesa dei minatori in sciopero contro i tagli della Thatcher. Guidati dal giovane Mark, i LGSM (Lesbians and Gays Support The Miners) cominciano il loro difficile percorso di protesta, che li conduce in Galles, nella remota comunità di Dulais. Superata l'iniziale ritrosia, tra attivisti gay e minatori nascerà una sincera amicizia.

Che cosa nasce unendo humour, impegno politico, musica pop, scrittura ben calibrata e ottimi attori? In Gran Bretagna, di solito, commedie sociali di gran pregio. E PRIDE ha tutte le carte in regola per essere una tra le migliori in questo genere. Il regista, partendo da una vicenda poco nota ma che nasce per essere raccontata, vuole celebrare il valore della solidarietà umana, dote che al giorno d'oggi assume il ruolo malinconico di un oggetto sconosciuto. Così, tra una risata e una lacrima, ci si ricorda dei tempi in cui dire che "l'unione fa la forza" non suonava retorico.

D'altronde allora il nemico aveva un volto e anche una sconfitta, come quella dei minatori, riusciva ad assumere i tratti di una mezza vittoria. Insomma, gli elementi adatti per dare vita a una pellicola colma di ottimismo e fiducia, che non scade nel patetico e riesce a parlare a tutti trascendendo dalla tematica. Non ci sono grandi sorprese, la scenggiatura punta al cuore dello spettatore e riesce a scaldarlo alla perfezione, pigiando i tasti giusti al momento giusto. Con il valore aggiunto della sincerità recitativa del cast, variegato e perfetto, da un ottimo Dominic West alla sempre abile Imelda Staunton.

Proprio l'ottima alchimia del cast, unita all'irresistibile umorismo dello script, rendono la pellicola accostabile ad altri caposaldi del genere come FULL MONTY e LA PARTE DEGLI ANGELI, commedie che partono da un contesto sociopolitico per poi discostarsene guardando all'universale; così come PRIDE, che tiene sullo sfondo l'Inghilterra Thatcheriana prediligendo l'incontro umano tra due gruppi diversi tra loro. Per certi versi si tratta di una commedia romantica, in cui gay e minatori, timorosi, si conoscono, riconoscono le virtù dell'altro e pian piano se ne "innamorano". La storia, forse, sarà anche consolatoria, ma nel clima asfittico odierno risulta anche tanto liberatoria. Quindi bando al cinismo di questi tempi grami, stringiamoci e iniziamo a cantare tutti insieme, perché non c'è altro da fare. Sing along with the common people, cosicché almeno una volta l'anno si possa sperare nel pane e nelle rose.
 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[10-12-2014]

 
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