Giornale di informazione di Roma - Domenica 25 settembre 2016
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema
 
 

Boyhood

di Richard Linklater. Con Ethan Hawke, Patricia Arquette, Ellar Coltrane

di Rosario Sparti

Mason vive con sua madre Olivia e la sorella Samantha di poco più grande ma senza il padre Mason sr., da anni separato ma rimasto comunque vicino ai ragazzi. Nonostante la madre abbia la tendenza a trovare nuovi mariti non eccezionali e costringa i figli a traslocare spesso, cambiare scuola e amicizie, lo stesso i due mantengono un rapporto forte con il padre e con lei nonostante tutto, passando 12 anni della loro vita assieme fino al momento di passare al college e di lasciare la famiglia.

Quando si parla di cinema e sperimentazione, spesso, gli sbadigli arrivano senza neanche accorgersene, oppure, inconsapevolmente, il nostro volto tende ad assumere gli stessi tratti di Alberto Sordi in quel celebre episodio che lo vedeva scorazzare sperduto per le sale della Biennale. Beh, dimenticate tutto questo. Boyhood è uno dei film più sperimentali mai usciti fuori da Hollywood, ma, al tempo stesso, non vi annoierà per un attimo e quando uscirete dalla sala avrete un enorme sorriso idiota stampato sul viso. Queste sono le due facce della medaglia di un film che, forse, in altre mani sarebbe potuto andare più in profondità, ma avrebbe perduto quella leggerezza tipica del mondo e immaginario USA di cui si nutre e che racconta con tanta abilità descrittiva.

Il regista Richard Linklater, come nella sua nota trilogia di Jesse e Celine, ha già più volte giocato a mescolare tempo reale e tempo cinematografico, però qui fa qualcosa in più: cerca di rendere il vero respiro della vita nello spazio/tempo di una pellicola cinematografica. Operazione ambiziosa, realizzata riunendo il cast per 12 anni e filmandolo a intervalli regolari, in maniera tale da osservarne la progressione della crescita. Così possiamo rivedere gli Ethan Hawke e Patricia Arquette d'inizio millennio e confrontarli con quelli di oggi, ma, soprattutto, osservare la crescita del protagonista come mai accaduto al cinema. Quello che interessa al regista, però, non è tanto la trasformazione, quando il passaggio da un gradino all'altro. Nessuna indagine sul mistero della vita, solo la calda documentazione del passaggio del tempo soffermandosi su ciò che più gli preme, ossia la vita stessa. L'argomento preferito del cineasta da sempre, seguita e scandagliata nei suoi particolari più banali, nei suoi eventi più quotidiani, riproposti nella consueta chiave minimalista. Infatti siamo di fronte in tutto e per tutto a un film di Linklater, una sorta di film mondo, perchè al suo interno sono contenuti tutti i temi del suo cinema, riproposti in dettagli che ci ricordano la coerenza estrema di questo sottovalutato autore.

Una storia potenzialmente epica, ruffiana e ricattatoria, diventa semplicissima nel suo accumulare scene di vita reale dalla minima progressione narrativa. Perchè la vita, quasi sempre, è così: semplice, banale, fatta di piccole cose, di tanti momenti che sembrano uguali tra loro oppure inutili. Eppure la sua magia consiste in questo: vivere sulla propria pelle tutti questi piccoli lampi apparentemente inutili. Non si tratta di cogliere l'attimo, giacché è l'attimo che coglie noi. Quindi lasciate perdere chi parla di film più importante che bello. Boyhood è un film splendido proprio perchè riesce a rievocare, come pochi altri film, tutti quegli istanti della nostra vita che magari abbiamo chiuso in un cassetto della nostra memoria. La musica ha il potere magico di ricordarci dove e con chi eravamo quando abbiamo ascoltato una certa canzone, Boyhood ha questo identico potere: ci riporta a un compleanno, a una gita in famiglia, al primo bacio, al litigio dei nostri genitori, alle nostre aspirazioni giovanili e le disillusioni delle maturità. Ci fa viaggiare nel tempo, il tempo della nostra vita, dato che Linklater parla di sé per parlare di tutti noi. La pellicola, infatti, riapre quei cassetti e ne fa vibrare il contenuto nei nostri cuori. Sono i ricordi di tutti coloro che hanno una famiglia,  la storia, non a caso, è più di ogni cosa il racconto del legame familiare, di ciò che tiene insieme persone che si conoscono, si perdono, si allontanano e si ritrovano. Persone tristi come una "famiglia tutta colorata di blu", persone felici come quelle vediamo nell'ultima scena. Quello che succederà nei prossimi 12 anni della vita di Mason non ci è dato saperlo, ma, quello che è certo, è che tra 12 anni ancora mi ricorderò della giornata in cui ho avuto la possibilità di vivere questa esperienza chiamata Boyhood.
 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[23-10-2014]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
  CORRELATE