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Trash

di Stephen Daldry. Con Rooney Mara, Martin Sheen, Wagner Moura

di Rosario Sparti

Rafael, Gardo e Gabriel detto Rato hanno 14 anni e vivono nelle favelas brasiliane, campando grazie allo smistamento dei rifiuti. Un giorno Rafael trova nella discarica un portafogli che contiene denaro, una foto con alcuni numeri sul retro, un calendario con l'immagine di San Francesco e una chiave. Subito dopo la polizia locale, per cui i ragazzini non nutrono né fiducia né simpatia, cala sulle favelas alla ricerca del portafoglio. Il gioco si fa duro, ma i nostri piccoli eroi non rinunciano a giocare.

La pellicola è una strana contaminazione produttiva di elementi brasiliani e brit, se da un lato c'è il romanzo per ragazzi scritto da Andy Mulligan, che Richard Curtis, l'autore di pellicole come LOVE ACTUALLY, sceneggia per  il regista Stephen Daldry, dall'altro c'è la firma di Fernando Meirelles dietro la produzione esecutiva, oltre alla presenza di una troupe brasiliana. Sulla carta non appare quindi come un'operazione colonialistica, ma, purtroppo, tale risulta a fine proiezione. Lo sguardo del regista, infatti, non riesce a liberarsi dai vizi della sua condizione privilegiata d'origine, finendo per inficiare il racconto e renderlo discutibile dal punto di vista etico.

Nulla da dire, invece, dal punto di vista della confezione, dato che ci si trova davanti a un'opera d'intrattenimento che, nonostante alcune forzature e implausibilità della sceneggiatura, funziona perfettamente. L'estetica di riferimento è quella di CITY OF GOD, con il suo ritmo trascinante e una tensione implacabile, invece la narrazione guarda al thriller americano, da cui mutua la capacità di sintetizzare velocemente le informazioni e l'abilità di saltare avanti e indietro nel tempo del racconto. Corruzione, violenza della polizia, malaffare, condizione d'estemo degrado e povertà nelle favelas: questi sono gli elementi che il regista sottolinea aspramente in questa denuncia sociale, che evita il documentarismo contaminandosi con l'atmosfera da spy story à la John Le Carrè.

Daldry, memore dell'esperienza di BILLY ELLIOTT, utilizza alla perfezione il suo cast di giovani attori, che saltano da una parte all'altra della città come stessero danzando; d'altronde il modo migliore per apprezzare il film è coglierne il lato favolistico e lasciarsi avvolgere dalla simpatia di questi Oliver Twist, trattati come spazzatura da uno stato che puzza come la monnezza più fetida. La mente, quindi, corre subito ai toni di quel MILLIONS diretto da Danny Boyle, artefice anche di THE MILLIONAIRE, un film che ha fatto più danni della grandine, che è il parente più stretto di questa pellicola. Cinema per famiglie di bianchi che vogliono indignarsi uscendo dalla sala con il sorriso stampato sul volto.
 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - daldry - mara - sheen
 

[19-10-2014]

 
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