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Il giovane favoloso

di Mario Martone. Con Elio Germano, Michele Riondino, Valerio Binasco

di Rosario Sparti

Leopardi è un bambino prodigio che cresce sotto lo sguardo implacabile del padre, in una casa che è una biblioteca. La mente di Giacomo spazia, ma la casa è una prigione: legge di tutto, ma l’universo è fuori. In Europa il mondo cambia, scoppiano le rivoluzioni e Giacomo cerca disperatamente contatti con l’esterno. A 24 anni lascia finalmente Recanati. L’alta società Italiana gli apre le porte ma il nostro ribelle non si adatta.

Diciamolo subito e chiaramente: chi si aspetta di vedere "i dolori di un giovane freak", rimarrà deluso. Mettendo in scena la vita del poeta di Recanati sarebbe stato facile, purtroppo, attendersi un biopic che indugiasse sulle sofferenze fisiche e psicologiche dell'autore, ma Martone riesce brillantemente ad evitare questo rischio, trovando in Elio Germano una spalla valida nel tratteggiare un Leopardi dalle molte sfumature: amante dello studio, insofferente ai dogmi, cultore del dubbio, goloso appassionato di dolci, flaneur ironico e devoto alla cultura italiana. Insomma, Leopardi uomo libero e fuori dal tempo. Caratteristiche che lo rendono vicino a quel Renato Cacciopoli, matematico napoletano, protagonista dell'opera d'esordio del regista.

Raccontandone il genio, Mario Martone, però, decide di proseguire il discorso intrapreso con la sua opera precedente, NOI CREDEVAMO, dove si stabiliva un chiaro legame causale tra passato e presente. In questo senso, anche questa pellicola acquisisce un valore "politico" dal ponte tra l'ieri e l'oggi, sia nel sottolineare il pensiero del poeta: "Il mio cervello non concepisce masse felici fatte di individui infelici", sia nel porre in evidenza la modernità del pensiero leopardiano, inviso agli intellettuali dell'epoca interessati alle "magnifiche sorti e progressive", anticipatore della cultura novecentesca e in cui sono chiaramente ravvisabili le radici dell'Italia odierna. L' elettronica di Apparat che si mescola alla musica d'epoca non può quindi che rafforzare questa tesi, stabilendo un'atmosfera senza tempo e, a tratti, magica, come evidente nelle splendide scene ambientate a Napoli.

La straordinaria cura nella composizione delle inquadrature, dall'indubbio gusto pittorico, si appoggia al pregevole lavoro fotografico di Renato Berta, che stabilisce una classicità formale che cammina di pari passo al lavoro sul linguaggio. Ciò che ci convince meno è la struttura tripartita della sceneggiatura, che alterna troppi registri e nella parte iniziale stabilisce premesse solo in parte seguite successivamente, anche a causa di una cesura temporale troppo brusca. Così come in NOI CREDEVAMO, il tono didattico e divulgativo che Martone adotta non sempre rende giustizia alla libertà del pensiero leopardiano, finendolo per imbrigliare in un didascalismo narrativo che lega, in maniera troppo esplicita, il rapporto tra ispirazione e opere poetiche. Quella siepe che limita lo sguardo di Leopardi è la vita di provincia, il pensiero dell'epoca, l'Italia di ieri che è ancora l'Italia di oggi, ma, grazie alla forza del suo pensiero e l'intesità delle immagini del film,  è dolce il naufragar in questo mare.
 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[17-10-2014]

 
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