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Lucy

di Luc Besson. Con Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Amr Waked, Min-sik Choi

di Rosario Sparti

La storia di una donna casualmente coinvolta in loschi affari ma comunque in grado di prendersi la rivincita sui propri ricattatori, trasformandosi in una spietata guerriera capace di superare ogni logica umana.

Il cinema di Luc Besson è colmo di donne forti dalle vite stravolte improvvisamente da un evento inaspettato, anche Lucy, interpretata da una Scarlett Johansson dalla tempra d’acciaio, rientra in questa categoria. Un angelo della vendetta che ricorda NIKITA, ma che stavolta assume i tratti di una bizzarra eroina con superpoteri. La pellicola difatti si muove intorno a un interrogativo fantascientifico: cosa succederebbe se il nostro cervello sfruttasse appieno le sue potenzialità neuronali? Da qui nasce un bizzarro action movie che mescola filosofie orientali, neuroscienza e fumetti senza interessarsi del dosaggio degli ingredienti; così il film si allarga a dismisura nelle sue ambizioni, scelte stilistiche e trovate narrative, suscitando risate involontarie per la scarsa plausibilità degli eventi e degenerando nel kitsch sul piano visivo. 

Questo paradossalmente potrebbe essere anche il lato più interessante del film, se si accetta di abbassare le proprie capacità neuronali. Ma da un film che cerca d'imbastire un discorso teologico ambizioso quanto fallimentare è inevitabile aspettarsi qualcosa di più. Che cosa resta? Ottime scene d'azione, come il regista non ne girava da tempo. Si conferma così l'abilità del francese con un genere che ormai padroneggia alla perfezione, soprattutto se a dominare la scena è una di quelle eroine del genere che l'ha reso noto. E la solida interpretazione della Johansson, filmata con gli occhi dell'amore, rappresenta senz'altro la maggior virtù di un film modesto.

Ci sarebbero anche buone intenzioni: dare nuova linfa al genere dei cinefumetti, elevandone il tono e portando alcuni elementi realistici, così come l'inserimento d'interessanti elementi scientifici -di cui avevamo avuto traccia anche in LIMITLESS - nel genere action. Ma tutto ciò è realizzato  in maniera pedestre e irritante. Il regista guarda ai fumetti per il tono e ai videogame per la struttura narrativa, una sorta di road movie dove si avanza parallelamente all'aumento delle capacità della protagonista, e il ritmo incalzante cerca di tenere tutto insieme, se non fosse che le teorie di Morgan Freeman finiscono per distogliere l'attenzione dello spettatore, che, con espressione à la "Arnold", non può che esplodere in un: "Che cavolo stai dicendo, Freeman!". Alzare le capacità neuronali va bene, ma senza eccedere, se no si rischia di spappolare il cervello. Proprio quello che, da qualche tempo, sembra essere accaduto a Luc Besson.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[24-09-2014]

 
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