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Belluscone Una storia siciliana

di Franco Maresco. Con Ciccio Mira, Tatti Sanguineti, Pino Maniaci, Ficarra e Picone

di Alessio Palma

Il critico cinematografico Tatti Sanguineti arriva a Palermo per ricostruire le vicissitudini del film mai finito di Franco Maresco “Belluscone – Una storia siciliana” che, nelle intenzioni del regista palermitano, avrebbe dovuto raccontare il particolare legame tra Berlusconi e la Sicilia. S'intrecciano così il declino politico di Berlusconi, le sorti dello sfortunato Ciccio Mira, impresario palermitano sostenitore del Cavaliere e nostalgico della mafia d'un tempo, nonché la sorte artistica dello stesso Maresco, che sceglie di scomparire una volta capito l'inutilità della sua ricerca, in un'Italia che sembra perpetuare i soliti vizi.

E' difficile capire dove finisca la verità e inizi la finzione nel nuovo film di Maresco, dalla genesi travagliatissima. In apparenza BELLUSCONE – UNA STORIA SICILIANA si configura come il più classico dei mockumentary (il finto documentario), con il coup de theatre della sparizione del regista e la conseguente ricerca dell'amico Sanguineti, contrappuntata da un'onnipresente voce fuori campo in puro stile noir. Ma al momento di discernere il reale dal falso, le certezze dello spettatore iniziano a vacillare. In questa recita dal sapore wellesiano, l'indagine consente di mettere in luce le macerie di un'Italia infettata dal morbo del berlusconismo e, più in generale, della televisione commerciale. Chi è realmente Ciccio Mira, improbabile promoter di cantanti neomelodici da far esibire nelle piazze palermitane? Qual è il legame tra uno di questi, Erik, che dedica una canzone a Berlusconi e la famiglia Bontade, o Bontate che dir si voglia, i principali esponenti del clan di Villagrazia, il cui boss Stefano incontrò Berlusconi nei primi anni '70 mettendolo in rapporti di fiducia con Vittorio Mangano? Il progetto del film va davvero in rovina o la sua struttura può dirsi compiuta?

Maresco non scioglie l'ambiguità e, meno cinico che nel passato sodalizio con Daniele Ciprì, osserva sconsolato, impotente e a tratti persino divertito, l'umanità che lo circonda. Tutto il film è giocato su un serratissimo lavoro di montaggio che utilizza ampiamente frammenti televisivi, riprese rubate, interviste ai protagonisti. Il risultato è discontinuo: quando Maresco tenta di sciogliere i principali nodi storici del rapporto tra Berlusconi e l'universo siciliano è incisivo e convincente (la comparsata di Marcello Dell'Utri, in particolare, protagonista di un interrogatorio dagli esiti disastrosi, mette davvero i brividi), mentre quando si dilunga sul mondo dei mediocri intrattenitori di provincia, il film perde un po' di mordente, pur restando spesso assai divertente.

L'operazione testimonia alla fine uno scacco profondo: quello personale di Maresco ma anche quello del cinema, che non riesce a smascherare e neutralizzare un potere oscuro, la cui forza sembra essere soverchiante e le cui trame restano nascoste al dispositivo cinematografico. Anche perchè il ricorso continuo all'immagine televisiva finisce, paradossalmente, per innalzarne la capacità di comunicazione. BELLUSCONE - UNA STORIA SICILIANA è così un'opera lieve e disperata al tempo stesso, il diario di un intellettuale orgogliosamente novecentesco che, sfiduciato, si distacca dalla contemporaneità, le volta le spalle, lucidamente consapevole che, come mostra il finale del film, tutto cambia perchè nulla cambi davvero. 

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - maresco
 

[03-09-2014]

 
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