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Jersey Boys

di Clint Eastwood. Con John Lloyd Young,Vincent Piazza, Christopher Walken

di Rosario Sparti

La storia di quattro giovanotti che provengono dalla parte sbagliata del New Jersey, che si uniranno per formare il gruppo rock icona degli anni 60, The Four Seasons. La storia dei processi e dei trionfi, è accompagnata da canzoni che hanno influenzato una generazione, tra le quali "Sherry", "Big Girls Don’t Cry", "Walk Like a Man", "Dawn", "Rag Doll", "Bye Bye Baby", "Who Loves You" e molte altre.

Tutto nasce da un musical di Broadway, Jersey Boys, che da anni viene replicato con grande successo. Questa è la sua trasposizione cinematografica, che ne utilizza parte del cast, composto in larga parte da attori sconosciuti al pubblico, con l'eccezione di un vecchio leone come Cristopher Walken. Potrebbe sembrare un progetto bizzarro da affidare a un regista come Clint Eastwood, in realtà il rapporto tra l'artista e la musica è stretto e duraturo. Difatti lo stesso Eastwood è un musicista, autore di numerose colonne sonore per i suoi film, oltre ad avere realizzato opere come BIRD e HONKYTONK MAN dove la musica era protagonista. Nonostante questo, stavolta non tutto torna.

La costa Est degli USA non sembra essere adatta ai toni del regista, che omaggia il cinema di Scorsese a più riprese (appare anche Joe Pesci in funzione di personaggio) ma non riesce a riprodurne la vitalità. Causa una fotografia dai toni desaturati, la pellicola sembra persino riproporre il clima funereo del film precedente, quel J EDGAR dal sapore testamentario. Peccato che questo sia una biopic musicale, la storia di un'amicizia, di un quartiere e della forza della musica, quindi dovrebbero essere ben altre le tonalità. Il regista, infatti, sembra essere a disagio, dando vita a più riprese a scene raffazzonate tecnicamente, come fossero state girate con la mano sinistra. Il ritmo latita, soprattutto nella prima parte, la regia è statica (tranne qualche bella intuizione come la carrellata verso l'alto per illustrare il mondo musicale che animava il Brill Building),ma, soprattutto, il livello della recitazione lascia molto a desiderare.

Certo, i numeri musicali funzionano ed Eastwood riesce comunque a realizzare un discreto prodotto dalla confezione dignitosa, ma la sceneggiatura è mediocre, il regista la segue troppo fedelmente e abbraccia troppi percorsi senza sceglierne uno con forza andando fino in fondo. Insomma è lecito attendersi qualcosa di più da chi negli ultimi anni ha realizzato alcune tra le opere più potenti che si siano viste sul grande schermo. Il sapore nostalgico di quei tempi, della gioventù, del cinema degli Studios (evocato dalle scelte scenografiche e dal sapore fittizio che permea il film) sa di stantio. Spiace dirlo ma la sensazione è quella di un film nato vecchio, un'opera senile di un anziano signore che si diverte a ricordare i vecchi tempi. Un film minore, che nei titoli di coda, grazie a un indovinato momento coreografico (ah, che piacere vedere Walken accennare qualche passo di danza), riesce a mostrare più energia, brio e divertimento che in tutti i circa 130 minuti precedenti.
 



votanti: 2
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[18-06-2014]

 
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