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Le meraviglie

di Alice Rohrwacher. Con Alba Rohrwacher, Monica Bellucci, Sam Louwyck

di Alessio Palma

Seconda metà degli anni '90. In un casale al confine tra Lazio e Umbria, vivono Wolfgang e Angelica, con le loro figlie. La famiglia si mantiene traendo il miele dalle api e mediante un'agricoltura di sussistenza, tagliata fuori dalla società. Nel corso di un'estate, tutto cambia. La figlia più grande, Gelsomina, affronta le prime inquietudini dell'adolescenza. Il mondo esterno, nelle sembianze di un pacchiano spettacolo televisivo, s'insinua nel loro regno.

Da sempre attenta, fin dai suoi esordi come documentarista, ai personaggi che stanno, per scelta o per costrizione, ai margini della società, Alice Rohrwacher giunge, con LE MERAVIGLIE, ad un esito imperfetto eppure affascinante, che, nei suoi pregi come nei suoi difetti, non ha eguali nel panorama italiano contemporaneo. La regista, anche autrice della sceneggiatura, trae spunto dai propri ricordi autobiografici per raccontare nascita e morte di un'utopia: quella di una piccola comunità al di fuori delle regole conformiste e consumistiche (e delle leggi, dato che il laboratorio di Wolfgang non è a norma) che il padre cerca disperatamente di tenere unita perchè fuori “tutto sta per finire”.

 Un nucleo familiare autosufficiente, il cui ideale di una vita sana, a diretto contatto con la natura e in opposizione alla modernità, ha evidenti reminiscenze sessantottine e di contestazione dell'ordine sociale normalmente accettato. La visione del mezzo televisivo, con la sua falsità e il suo potere corruttivo, ha chiari echi pasoliniani, ma la Rohrwacher non calca la mano sull'ideologia né gira un film a tesi. Procede invece quasi casualmente, per piccoli tocchi, cercando di far entrare lo spettatore in questo mondo ovattato ma fatto di fatica e lavoro, e di fargli condividere attese e speranze dei suoi abitanti. Il personaggio del padre-padrone, scontroso e irascibile, ha tratti respingenti e il suo contraltare è l'ansia di fuga di Gelsomina, un'adolescente inquieta e sospesa tra la fedeltà al nucleo familiare e le tentazioni del mondo esterno.

Su una base fortemente realista, il film sfuma a poco a poco nella fiaba e nel sogno. Sta qui la sua originalità, memore della lezione di registi marginali come Sergio Citti, anche nella mescolanza tra attori professionisti e non professionisti. Il controllo sulla materia narrativa è sempre, volutamente, approssimativo: la macchina da presa appare svagata, si sofferma su particolari secondari, spesso le sequenze durano più del necessario. Ma è un modo per catturare fugaci attimi di poesia nella realtà, con un rifiuto pressoché totale della bella immagine e della pulizia stilistica che può sconcertare lo spettatore abituato alla levigatezza formale. Eppure questa coincidenza tra forma e contenuto, entrambi contro la norma, appare preziosa e coerente, malgrado alcune piccole cadute, e la tensione caotica che percorre tutto il film si scioglie in un finale di pura malinconia, tra i più belli visti negli ultimi tempi.

 



votanti: 3
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[21-05-2014]

 
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