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Nymphomaniac - Volume 2

di Lars von Trier. Con Charlotte Gainsbourg, Stellan Skarsgård, Willem Dafoe, Jamie Bell

di Rosario Sparti

Dove eravamo rimasti alla fine del primo volume? Joe si è accorta di non riuscire a sentire più nulla e ora conduce una ricerca per ritornare a toccare il piacere. Inizia così' un lungo calvario che passa per perversioni come il masochismo fino alla scoperta del lato più oscuro di sè. 

Stavolta Lars von Trier mette da parte il registro ironico che aveva caratterizzato il precedente volume (seppur a tratti riaffiora, come nella divertente sequenza con i due uomini di colore), invece trova spazio una maggiore riflessione intellettuale sul potere del desiderio. Viene inoltre esplicitato tutto ciò che prima era sottotraccia, a partire dal vissuto dei protagonisti che qui si adagiano nella classica contrapposizione tra sesso e castità. Continuano invece i riferimenti alle opere precedenti del regista, in questo caso vengono citate esplicitamente più sequenze di ANTICHRIST. Apparentemente non ci si discosta molto da quanto visto nelle due ore precedenti, eppure questo secondo capitolo nella ricerca di una piena  tridimensionalità per il personaggio di Joe risulta più cattivo, letterale e inefficace.

La cattiveria nasce dall'ossessione per l'assenza dell'orgasmo, sensazione sempre più ottundente per la protagonista, che conduce Joe a cercare il pericolo, un viaggio attraverso una spirale d'insoddisfazione dove mettere in discussione se stessi e la ricerca della "sporca, sporca lussuria". Fin quando si scopre che l'insoddisfazione può essere placata dal dolore. Proprio questo frammento, in cui Joe visita il misterioso signor K., interpretato bene da Jamie Bell, è forse quello cinematograficamente più riuscito, grazie all'emergere d'una aura di mistero sulla vicenda. Queste scene apparentemente asettiche si rivelano essere le più disturbanti ed erotiche dell'intero NYMPHOMANIAC, svelando probabilmente la natura sadica del suo autore. Un sadismo che, pian piano, si riversa sulla protagonista, incapace di fare sesso per i danni procurati alla vagina, ora trasformatasi in una ferita - nel suo pieno senso etimologico - di cui vergognarsi. La sua natura di ninfomane, non dipendente dal sesso come lei stessa sottolinea, è ora davanti agli occhi di tutti, uno sguardo la giudica e la mette da parte: "La società non ha trovato spazio per me", recita una delle battute chiave del film.

Il j'accuse prevedibile del regista è tutto qui, senza scandali gratuiti o profondi attacchi alla morale. Solo la confessione del pedofilo costituisce una scossa al pensiero dominante e risulta essere l'unica graffiata scorretta da parte del cineasta. Inoltre la trama, che procede ancora per episodi, stavolta zoppica maggiormente, soprattutto con l'ingresso del personaggio di Dafoe che spinge il film in territori di genere inappropriati per la storia. Per il resto, che si trattasse d'una storia di solitudini in cerca d'amore era evidente già nel primo capitolo, qui se ne ha solo la conferma. Eppure c'è un malinteso di fondo. Von Trier ci tiene a chiarirlo con un finale dal cupissimo cinismo. Niente dunque è come sembra. L'unica certezza è che il regista non ha di certo un buon rapporto con il sesso. 

 



votanti: 3
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[23-04-2014]

 
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