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Noah

di Darren Aronofsky. Con Russell Crowe, Jennifer Connelly, Emma Watson, Anthony Hopkins

di Rosario Sparti

Il biblico Noè ha delle visioni di un diluvio apocalittico, e prende misure per proteggere la sua famiglia e le varie specie animali dal diluvio che sta per arrivare.

Dopo un film molto differente come BLACK SWAN, il regista Darren Aronofsky sceglie una via irta di insidie e pericoli, optando per il progetto ambizioso di un kolossal biblico. La mente, così, corre subito al ricordo dei grandi kolossal anni '50, in cui il racconto sacro si mescolava all'avventura, dando vita ad opere immaginifiche ma che non dimenticavano la loro natura d'intrattenimento spettacolare. Non la dimentica neanche Aronofsky, che, guardando all'evoluzione contemporanea del fantasy, cerca la contaminazione con il genere. Questo è abbastanza evidente durante tutta la prima parte della pellicola, dove il fulcro dell'azione è lo scontro tra Noè, impegnato a difendere l'arca, e gli altri esseri umani, discendenti di Caino, intenzionati a salirci sopra. Una lotta che coinvolge anche figure dai tratti astratti come i Guardiani, rappresentazione creativa del gigante Netifilm.

La pellicola poi prende una direzione diversa, concentrandosi sulla lotta interiore al personaggio di Noé: diviso tra il senso di colpa e lo spirito di sacrificio. Il regista concentra il suo sguardo sulla missione di un uomo che per rispondere al divino non riesce a soddifare le domande dei propri cari. Non a caso il dramma familiare prende il sopravvento, alla ricerca d'un emozione che per lo spettatore però tarda ad arrivare. Aronofsky infatti fallisce miseramente su tutti i fronti: intrattenimento e dramma. Sul piano della creazione visiva ad alto tasso spettacolare la pellicola non si discosta dalle prove di Peter Jackson, cedendo spesso alla pomposità kitsch delle immagini (emblematica la scena della Genesi) con un utilizzo banale e più che fastidioso di tecniche come il timelapse. Non possono nulla neache gli attori, tutti malamente utilizzati con l'eccezione di Jennifer Connelly, nel tentativo di dare profondità a personaggi di cui non si capiscono le motivazioni o che risultano fuori misura. Schiacciati dalla cinepresa del regista, che da THE WRESTLER ha deciso che un primissimo piano è quanto di più intenso il cinema possa offrire, gli attori strepitano alla ricerca di un'empatia impossibile da trovare. Si assiste così a questo magniloquente spettacolo come se ci si trovasse dentro una riunione di condominio: un piccolo girone infernale cui si è costretti ad assistere, assordati da urla e affermazioni di cui non ci può interessare nulla, nella speranza di poter finalmente fuggire e andare via da qualsiasi altra parte. Sostanzialmente un supplizio per lo spettatore.

Ancor di più se si tiene a mente la morale che man mano si fa strada nella pellicola, che propugna un fideismo cieco improntato sulla pena e il sacrificio come unica via per la salvezza. Il fanatismo di Noè, perchè tale appare agli occhi dello spettatore moderno, assume poi tratti quasi comici quando si scaglia contro l'alimentazione carnivora, dando l'impressione di un Noè vegano ante litteram. Comicità involontaria che arriva da più direzioni: improbabili acconciature, il personaggio di Matusalemme e la sua passione per le bacche, costumi perlomeno discutibili, effetti grafici di dubbio gusto - vedi alla voce frutto del peccato, una fotografia che fa del tramonto lo stesso uso che ne facevano i grafici anni '70 per le copertine di Claudio Baglioni. Insomma, l'unica vera apocalisse è nel risultato finale di un'opera quanto ambiziosa, tanto disastrosa. Non resta quindi che citare l'immortale Morrissey: “Come Armageddon! Come!“.
 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[09-04-2014]

 
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