Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 28 settembre 2016
 
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Noi 4

di Francesco Bruni. Con Ksenia Rappoport, Fabrizio Gifuni, Lucrezia Guidone

di Rosario Sparti

Il 13 giugno è una giornata qualsiasi, ma anche una giornata diversa da tutte le altre. Oggi Giacomo, il figlio più piccolo di Ettore e Lara, ha gli orali degli esami di terza media. Se fosse un’altra famiglia, questa sarebbe l’occasione per stare tutti insieme a incoraggiare e sostenere il ragazzino. Non è però il caso dei nostri quattro, perché il padre e la madre di Giacomo e la sorella ventenne Emma, insieme non riescono proprio a stare. Perciò questa giornata funziona su di loro come un reagente chimico, che li manda in subbuglio. Si incontrano (e si scontrano) più volte fra loro. Eppure non possono fare a meno di cercarsi…

Dopo l'esordio di SCIALLA, il regista Francesco Bruni, sceneggiatore abituale per i film di Paolo Virzì, ritorna nelle sale con una pellicola che non ripercorre gli stessi passi dell'opera precedente, ma cerca nuove direzioni. Pur rimanendo nell'ambito della commedia, lo sguardo del regista infatti è meno leggero, più interessato a radiografare gli squilibri emotivi di una famiglia "normale". Abile nell'imitare il linguaggio quotidiano e disegnare amabili personaggi maschili, in questa storia familiare comune ma che pretende di essere speciale, il regista mostra tutti i suoi limiti.

Purtroppo i difetti risiedono proprio nel territorio prediletto dal regista: la scrittura. Il desiderio di rendere un giorno qualunque come una giornata particolare è mal gestito, le numerose situazioni - spesso ai limiti della plausibilità - finiscono per affastellarsi nel tentativo di creare un climax che non arriva. Ne deriva un appiattimento emotivo causato anche dalla scelta di lasciare, spesso e volentieri, quelle stesse situazioni in sospeso. In questo modo, molti gesti dei protagonisti finiscono per apparire senza senso o forzati in maniera poco naturale. Quanto di peggio possa accadere per un film che fa del realismo naturalista il suo credo. Ad affossare definitivamente la baracca sono i dialoghi, apparantemente quotidiani e invece pesantemente letterari. Le parole messe in bocca al giovane protagonista sono quanto di più didascalico possa uscire dalla bocca di un personaggio, così da farlo risultare fasullo e bozzettistico. Un dispiacere per un regista, ancora maldestro nello stile, ma che altrove ha saputo farsi apprezzare con il suo lavoro di scrittura.

Ksenia Rappoport e Fabrizio Gifuni, anche loro bravi in altri luoghi e altri laghi (scusateci la battuta, ma vedendo il film ne capirete il senso), finiscono  per annegare nel mare di cliché su cui il film si appoggia: quasi un catalogo delle peggiori situazioni dei film italiani degli ultimi venti anni. Tutti quanti sappiamo ritrovarci in una foto, nel ricordo di un viaggio, ma, se l'unione fa la forza, in questo caso l'unione di tante ovvietà ha creato solo un elogio delle famiglie disfunzionali - già visto e rivisto - privo di nerbo, sangue, e, cosa più grave, afflato di vita vera. Insomma, a trionfare è la noia. L'unico vero brivido arriva, per lo spettatore capitolino, quando la cinepresa svela i lavori in corso per la metro C, dando così la possibilità d'ammirare finalmente qualcosa di veramente sorprendente.
 



votanti: 9
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[19-03-2014]

 
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