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The Wolf of Wall Street

di Martin Scorsese. Con Leonardo Di Caprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey

di Alessio Palma

Alla fine degli anni '80, Jordan Belfort è un broker newyorkese che in breve tempo accumula un'incredibile fortuna truffando migliaia di investitori tramite la sua società, la Stratton Oakmont, fondata subito dopo il lunedì nero di Wall Street del 1987. Belfort utilizza la sua ricchezza per alimentare smodatamente una gran quantità di vizi: donne, automobili, barche e soprattutto droghe di ogni tipo. Ma dal momento in cui l'FBI decide di tenerlo d'occhio per Jordan inizia la rovinosa china discendente.

 Affresco imponente e classica storia di ascesa e caduta puramente americana, THE WOLF OF WALL STREET segna il ritorno di Scorsese ad argomenti per lui abituali: il denaro, il potere, la corruzione, l'ambizione e la follia. Dopo diversi film parzialmente riusciti, il regista italoamericano trova nuova linfa dal sodalizio con lo sceneggiatore Terence Winter (già responsabile dello script della serie tv “scorsesiana” BOARDWALK EMPIRE) mentre Leonardo Di Caprio, alla quinta collaborazione con Scorsese, conferma la sua perfetta affinità con il regista. Nuovo è però l'approccio a queste tematiche: presentato come una commedia nera, THE WOLF OF WALL STREET supera la ristretta definizione di genere per offrirsi come una dissacrazione totale del mondo dell'alta finanza e un racconto umoristico capace però di trasformarsi, all'istante, nel suo rovescio, una cupa parabola distruttiva segnata dalla presenza incombente della morte e dall'impossibilità di controllare i propri istinti.

La voce fuori campo di Belfort, espediente caro a Scorsese, attraversa costantemente tutto il film, con un'insistenza quasi ridondante. Ma, intelligentemente, la regia non la asseconda in maniera pedissequa, preoccupandosi di illustrare, di trovare un corrispettivo visivo ad ogni sproloquio del protagonista, senz'altro uno dei personaggi più neri dell'intera filmografia del regista. La macchina da presa di Scorsese non è più virtuosistica come in CASINO o QUEI BRAVI RAGAZZI, malgrado alcune sottolineature: tende a riprendere frontalmente gli spazi piuttosto che a tracciarli, lasciando alla fisicità e all'istrionismo degli attori (tra cui si segnala un sorprendente Jonah Hill) massima libertà espressiva; mentre a livello sonoro, l'aspetto più debole del film, l'azione è commentata da tanti rapidi frammenti musicali, secondo quell'effetto da juke-box che è un marchio di fabbrica dell'autore fin dai tempi di MEAN STREETS, e che qui appare un po' usurato.

Dalla perfetta chimica tra il copione di Winter e il contrappunto visivo di Scorsese, nasce la forza di THE WOLF OF WALL STREET: il film procede sotto il segno della reiterazione delle medesime situazioni (orge, uso di stupefacenti, truffe finanziarie) ma non si limita ad essere il racconto di una singola personalità distorta e fa emergere bene il dissesto psichico di uno spaccato umano interessato solo al profitto. In questo senso, il turpiloquio e la centralità assoluta del sesso nella vita di Belfort e dei suoi sodali, elementi che possono sembrare eccessivi a lungo andare, non sono gratuiti, ma valvole di sfogo necessarie a questi personaggi per conservare un minimo legame con il mondo reale, di contro alla consistenza immateriale dei mercati e dei flussi finanziari. E il film non si esaurisce nel divertimento estemporaneo di alcune scene (come l'esilarante dialogo al ristorante tra Di Caprio e McConaughey) ma conserva un suo preciso e assoluto giudizio morale. Come mostra chiaramente il finale, perfetta chiusura del cerchio di una storia dove anche la redenzione, cercata e ottenuta in passato da tanti personaggi scorsesiani, questa volta è bandita.

 



votanti: 4
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[22-01-2014]

 
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