Giornale di informazione di Roma - Venerdi 30 settembre 2016
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema
 
 

Blue Jasmine

di Woody Allen. Con Cate Blanchett, Alec Baldwin, Sally Hawkins

di Rosario Sparti

Di fronte al fallimento di tutta la sua vita, compreso il suo matrimonio con un ricco uomo d'affari Hal , Jasmine  una donna elegante e mondana newyorchese, decide di trasferirsi nel modesto appartamento della sorella Ginger a San Francisco, per cercare di dare un nuovo senso alla propria vita. Jasmine arriva a San Francisco in uno stato psicologico molto fragile, la sua mente è annebbiata dall’effetto dei cocktail di farmaci antidepressivi. Sebbene sia ancora in grado di mantenere il suo portamento prettamente aristocratico, in verità lo stato emotivo di Jasmine è precario e totalmente instabile, tanto da non poter neanche essere in grado di badare a sé stessa. 

Se a un certo punto della storia qualcuno chiamasse la protagonista col nome di Blanche, nessuno si stupirebbe. L'ispirazione che Allen trae da UN TRAM CHE SI CHIAMA DESIDERIO, infatti, è limpida e non lascia appello, anzi, sembra essere quasi un omaggio esplicito. Nella contrapposizione graffiante e sconsolata tra proletariato e alta borghesia, il regista guarda ai recenti scandali finanziari che hanno reso possibili ascese e cadute con impressionante velocità. Nel sottolineare il distacco tra questi due universi, il cast si compone di volti noti - come Alec Baldwin Sally Hawkins - e numerosi pregevoli caratteristi che, immediamente, esaltano questo divario con volti e corpi che parlano per loro.

Le scelte cromatiche della fotografia, l'uso della musica e il tono leggero - colmo di speranza - che appartiene ai ruoli secondari, caratterizza il film come una commedia amara, un genere usuale per il regista. Ciò che rende unica quest'opera, all'interno della filmografia dell'autore, però è lo scontrarsi tra questa leggerezza e la profonda tragedia insita nel ruolo della protagonista; difatti, abitualmente, accadeva l'esatto opposto: l'ironia era la caratteristica del personaggio Allen, che portava un tono lieve o sarcastico in situazioni ai confini col tragico. Questa scelta drammaturgica, unita al ritorno d'una storia con un protagonista unico di peso, contrassegnano un lavoro di scrittura gestito con attenzione ed eccellenza - nonostante l'emergere saltuario di cliché nel tratteggio dei due mondi contrapposti - che si mescola a una cattiveria priva d'indulgenza ("la parola chiave è indulgenza") come raramente dimostrato nelle ultime pellicole.

Un lavoro di scrittura che ruota intorno alla protagonista Cate Blanchett,valore aggiunto del film e, per certi versi, co-autrice della storia. Prendendo il testimone dalla Gena Rowlands di UN'ALTRA DONNA, l'attrice australiana crea un ritratto femminile di abbacinante disperazione, dove l'unica speranza concessa è quella della follia. Mattatrice unica d'una opera di cui s'impossessa, permeandola di lacrime, dolore e sconfitta, rappresi in un volto sempre sull'orlo della paresi e uno sguardo al confine della deflagrazione violenta. Un esempio tridimensionale di disturbo borderline della personalità che, pian piano, diventa sempre più concreto e asfissiante, fino a una conclusione tragica ma non gelida. In quel fluire incessante di parole, in quel labbro tremolante, in quel trucco sbavato, in quella dignitosa compostezza sull'orlo d'una crisi di nervi, c'è tutto il tormento d'un uomo che non può tornare indietro e non sa più cosa fare della sua vita.
 



votanti: 2
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[05-12-2013]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
  CORRELATE