Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 28 settembre 2016
 
Seguici sui social:

 
 
 
 
 
Cinema
 
» Prima Pagina » Cinema
 
 

Don Jon

di Joseph Gordon-Levitt. Con Joseph Gordon-Levitt, Scarlett Johansson, Julianne Moore

di Rosario Sparti

Jon è un ragazzo del New Jersey con una vita regolare, dedicata alla chiesa, la palestra, la famiglia, le ragazze. Ma la sua più grande passione è il porno, lo preferisce addirittura ad un fidanzamento. Finché non incontra Barbara, bellissima ragazza che attirerà l'attenzione di Jon tanto da fargli prendere in considerazione l'idea di abbandonare la grande passione per i porno. Dopo una lunga frequentazione, noiosa, a base di film romantici, Jon abbandona l'idea di una ragazza fissa, ma troverà una donna che gli darà filo da torcere; una donna che frequenta corsi serali con Jon, che fa domande strane e che è abbastanza spregiudicata. Sarà una dura prova per Jon.

L'esordio alla regia dell'attore Joseph Gordon-Levitt più che un piccolo film, sarebbe da definire come minuscolo. In questa caratteristica risiedono tutti i pregi e i difetti della pellicola, una storia semplice che pretende poco e per questo regala non molto. Quello che il regista riesce a comunicare però è inusuale, spiazzante e spesso molto divertente. Nella pellicola Scarlett Johansson e Julianne Moore rappresentano lo yin e lo yang dell'universo femminile, Joseph Gordon-Levitt regala un personaggio sgradevole lontano dai ruoli per cui è diventato noto, ma il vero valore aggiunto al cast del film è Tony Danza, che in poche scene riesce a dare spessore e credibilità al ruolo del padre del protagonista.

Un nome come Jon Martello vale più di qualsiasi presentazione, nulla da stupirsi quindi se per gli amici sei "il Don". Un Don Giovanni senza rimorsi, in questo caso vittima della porn addiction. Ai rapporti con l'altro sesso, sarebbe meglio dire con i rapporti umani in generale, infatti, il protagonista preferisce la cara vecchia pornografia. Una bolla spaziotemporale in grado d'isolarlo dal mondo, consentendogli di proseguire con la rutilante routine a base di palestra, casa e chiesa a cui è abituato.

Il regista punta il dito contro i mass media e la loro persistente istigazione a rendere il corpo umano in oggetto sessuale, una merce al pari degli altri prodotti da vendere. Questa reificazione dell'individuo viene equiparata alla tendenza, all'interno delle relazioni amorose, a salvare o cercare d'essere salvati dal partner, quasi si renda l'altro l'oggetto dei nostri bisogni. Un messagio semplice e certamente non nuovo ma  che Levitt riesce spesso a mostrare da una prospettiva meno usuale del solito, giocando col paradosso e, sfruttando gli stereotipi sull'America white trash, ribaltando le aspettative dello spettatore.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[27-11-2013]

 
Lascia il tuo commento
 
 
 
  CORRELATE