Giornale di informazione di Roma - Sabato 01 ottobre 2016
 
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Sole a Catinelle

di Gennaro Nunziante. Con Checco Zalone, Aurore Erguy, Miriam Dalmazio

di Rosario Sparti

Ieri mattina ho visto mia sorella avanzare verso di me con un'espressione preoccupata dipinta sul viso. Mi si è accostata e con voce tremante ha chiesto: "E' vero che si ride poco con il nuovo film di Checco?". Di fronte a una domanda così impegnativa ho scelto di trincerarmi dietro un monolitico no comment, forte del non avere ancora visto la pellicola.

Ieri sera ho visto il film. Orario di punta, seduto tra il pubblico che ama il comico pugliese. Inutile raccontarvi la trama, un po' tutti hanno visto il trailer e sanno cosa li aspetta. Non sanno però quante risate gli saranno garantite. Questa sembra essere la preoccupazione principale, una paura comprensibile e giustificata, d'un pubblico preso d'assalto da un numero di copie per sala senza precedenti. Un timore che sicuramente sarà il rovello principale dello stesso Checco Zalone: "Sarò riuscito a farli ridere di nuovo?"

La risposta, cari lettori, è: sì. Diligentemente ne ho preso nota e si contano 41 risate nel primo tempo e 25 nel secondo. Per un totale di 66 risate  all'unisono in una sala strapiena. Da annotare anche il tentativo d'un applauso a scena aperta ma presto abortito. Facile immaginare il produttore Valsecchi osservare il pubblico e tirare un respiro di sollievo ripetendosi: "Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene. Fino a qui, tutto bene.". Da questo punto di vista quindi Zalone non ha nulla da temere, se non fosse che spesso si è trattato di risate strappate con la forza, annoiate o per senso del dovere (bisogna pur giustificare l'uscita da casa). Pian piano che il film avanzava, il pubblico, infatti, sembrava essere disorientato e un filo di mestizia iniziava a tingere l'atmosfera. Dovendo rispondere a mia sorella quindi direi che non si ride poco ma si ride di meno e in maniera diversa. Perché?

Checco Zalone nei suoi film ha sempre rappresentato l'italiano medio di questa Italia berlusconizzata, senza però mai raggiungere la cattivera della migliore commedia all'italiana e cercando attentamente di scansare lo sguardo morale presente in ogni tentativo di satira. Nei precedenti film si creava un bizzarro cortocircuito con il pubblico, in cui non era mai presente una piena consapevolezza dei danni causati dal protagonista e dal mondo che lo circondava, pertanto il castigat ridendo mores risultava velleitario e spesso si finiva più che altro con lo strizzare l'occhio ai cattivi costumi. Checco Zalone rimaneva in una sorta di guado dove poteva andar bene a tutti, instillando qualche dubbio nel pubblico ma rassicurandolo al tempo stesso. Questa volta qualcosa è cambiato. Come spesso capita quando si mette su famiglia anche i più scavezzacollo sono costretti a prendersi delle responsabilità. Stavolta Checco ha una moglie (operaia in cassa integrazione d'una fabbrica in dismissione) e un figlio con grandi doti intellettuali. L'amore che prova per loro lo condurrà verso un breve arco di trasformazione del suo personaggio, che lo costringerà nella gabbia del buoni sentimenti e del moralismo consolatorio. Tutto questo immerso nell'atmosfera plumbea dell'Italia della crisi. Insomma ci troviamo di fronte a un film che cerca di volare maggiormente in alto e prendersi qualche peso in più rispetto al passato.

Alcuni meriti del lavoro di Nunziata e Medici sono innegabili: un casting atipico, lo scarso timore nel parodiare un mostro sacro come Bellocchio, la cattiveria genuina nella scena del party, la rappresentazione d'un paese che poco si vede nelle commedie italiane (provate a immaginare la trama del film in versione drammatica, verrebbe fuori una rappresentazione cupissima dell'Italia con un finale dai tratti nichilistici, tanto che anche in questo caso si è costretti a giocare la carta del metacinema per stemperare l'atmosfera). Se si alzano le ambizioni però va segnalato come il risultato non sia all'altezza. Il film è maggiormente strutturato ma soffre di vari momenti di stanca, il ritmo spesso latita, le battute non sempre vanno a segno, gli obiettivi sono fin troppo facili (la sinistra gauche caviar come unico male di questo paese?) e si nota l'indecisione sulla direzione da prendere nel percorso di traformazione del personaggio Zalone. Questo ignorantello dotato d'ottimismo è teleguidato dal figlio, un chiaro segno di fiducia nelle prossime generazioni, ma lui cosa vuole? Forse in questa irrisolutezza si specchia un'Italia allo sbando che, orfana di un berlusconismo agli sgoccioli e immersa in un congiuntura internazionale ancora senza risposte certe, non sa come andare avanti.
 



votanti: 2
Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - nunziante - zalone
 

[02-11-2013]

 
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