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Prisoners

di Denis Villeneuve. Con Hugh Jackman, Jack Gyllenhaall, Melissa Leo

di Rosario Sparti

Quando sua figlia e l'amica scompaiono, Keller Dover comincia a occuparsi direttamente delle indagini, perché le forze di polizia, sottoposte a forti pressioni, lasciano aperte le porte a troppe ipotesi. Ma fino a che punto questo padre disperato sarà in grado di proteggere la sua famiglia?

Il canadese Denis Villenueve, dopo l'analisi chirurgica di POLYTECHNIQUE, ritorna a guardare il male in faccia, interrogandosi sui confini labili dell'etica e della morale umana. Stavolta siamo lontani dal racconto politico di LA DONNA CHE CANTA, infatti per il suo debutto hollywoodiano il regista si affida al genere: un thriller che guarda a nuovi classici come MYSTIC RIVER e ZODIAC. Ambizioni alte per una pellicola che non riesce a reggere il confronto, nonostante possa avvalersi della straordinaria fotografia di Roger Deakins e una coppia d'attori, gli ottimi Hugh Jackman Jack Gyllenhaal, che riescono a dare intensità sincera ai loro ruoli.

Padri prigionieri di se stessi, figli prigionieri dei genitori, uomini prigionieri delle proprie paure e ansie. Il senso d'impotenza è il motore d'una storia intensa dai tratti cupi, ben rappresentati dalla frase: "Prega per il meglio, ma preparati al peggio". Un interrogativo persistente sui limiti morali entro i quali è consentito agire quando si subisce una ferita così grande, un dolore così inspiegabile come quello di un figlio scomparso. Camminando sul filo della pazzia il protagonista cerca risposte, tra speranza e disperazione, finendo però prigioniero delle proprie domande.

Per le prime due ore sembra d'assistere a un serrato confronto umano sull'arbitrarietà del male, con l'alternarsi di posizioni morali che trovano sbocco in una rabbia e una pena di straordinaria intensità. Contemporaneamente però la pellicola accumula tutti gli stereotipi del genere, che finiscono per sfociare in un finale, dall'umorismo involontario, impossibile da digerire. Il senso di frustrazione e sospetto che il film riesce a creare si attacca alla pelle e difficilmente se ne va, per questa ragione si rafforza nello spettatore la sensazione dell'occasione sprecata. Prigioniero di un'idea che rimane sulla carta e che trova, solo a tratti, la libertà nella maestria che la fotografia e la regia riescono a sprigionare dalla storia.
 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[06-11-2013]

 
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