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La vita di Adèle

di Abdel Kechiche. Con Léa Seydoux, Adèle Exarchopoulos

di Alessio Palma

Lille, Francia. Adèle è un'adolescente come tante, vitale, amante dei libri e del cibo. Dopo una breve storia con un compagno di liceo, l'incontro con Emma, studentessa di Belle Arti, sconvolge la sua esistenza. Le due ragazze intraprendono una travolgente relazione destinata però, col passare degli anni, a logorarsi.

 L'estrema semplicità della storia, riassumibile in poche righe, può dare solo una pallida idea della complessità del film di Kechiche, premiato con la Palma d'oro all'ultimo Festival di Cannes. Giunto al suo quinto lungometraggio, il regista franco-tunisino non abdica alla propria idea di cinema,se possibile estremizzandola ulteriormente. Partendo da una graphic novel di Julie Maroh, IL BLU E' UN COLORE CALDO, Kechiche costruisce un incontro/scontro tra due donne ostinate e appassionate ma profondamente diverse: libera e anticonformista Adèle, più razionale, ma anche più borghese, Emma. La profonda differenza di classe sociale è la causa della fine della loro storia tanto quanto all'inizio contribuisce, probabilmente, ad alimentarla.

 Nell'arco di tre serratissime ore, Kechiche narra la nascita e la morte di una passione incontrollabile: il personaggio di Adèle, a cui la giovanissima Adèle Exarchopoulos aderisce con mimesi impressionante, ne è il centro focale, un'entusiasta esploratrice della vita, non a caso definita dal regista "un'eroina", capace di non farsi ingannare da tutte quelle trappole in cui il conformismo corrente vorrebbe lasciarla cadere (l'arte, la cultura, la posizione sociale, la morale sessuale) ma che alla fine, proprio per questo, perde.

La macchina da presa del regista, come nelle opere precedenti, sta addosso ai personaggi, lavora quasi esclusivamente sui primi piani, esplora con occhio innegabilmente voyeuristico i corpi di queste ragazze, e riesce a trasmettere l'impressione di cogliere la vita nel suo farsi (e il doppiaggio non può che falsare la naturalezza del film, che andrebbe visto in lingua originale). A Kechiche riesce, insomma, quello di cui sembrano essere capaci solo certi registi francesi: raccontare una storia tutto sommato ordinaria come se fosse un grande romanzo epico. La contrapposizione tra i due mondi di appartenenza di Adèle e Emma non evita un certo schematismo, così come la durata fluviale non impedisce alcuni squilibri narrativi. Piccoli difetti, compensati da una generosità di racconto, e di emozioni, ormai rara e da alcune delle sequenze più fisiche del cinema contemporaneo: basterebbe vedere, oltre alle già troppo chiacchierate scene erotiche, quelle del primo e dell'ultimo confronto tra Adèle e Emma nel bar o quella, splendida, del bagno in mare di Adèle, per rendersi conto della capacità di Kechiche di materializzare il reale sotto i nostri occhi e di rendercene partecipi. Spettatori privilegiati, costretti alla fine a lasciare Adèle al suo destino, come testimonia l'ultima, bellissima, inquadratura.

 



votanti: 9
Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[23-10-2013]

 
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