Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 28 settembre 2016
 
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Sacro Gra

di Gianfranco Rosi

di Francesco Picerno

Un pescatore di anguille, un nobile che vive in un palazzo di periferia insieme alla figlia, un botanico che studia le palme. E tanti altri personaggi  ai confini del Grande Raccordo Anulare. Esistenze uniche e desolate, raccontate con lo sguardo freddo e cinico del documentario. Gianfranco Rosi , regista  italiano pluripremiato all'estero in vari festival, racconta al suo quinto film la vita che si svolge intorno  al GRA. Premiato a sorpresa con il Leone d'oro all'ultimo festival di Venezia, il film ha  riscosso un discreto successo di pubblico, oltre che di critica.

La Roma ai margini , quindi. Tre anni di lavoro per cercare personaggi, inquadrarli in maniera non invadente e comporre una "sinfonia degli ultimi" . Sinfonia che rimanda soprattutto negli incastri  e nel realismo a certo cinema di Matteo Garrone . Un film però  che pur avendo uno sguardo coraggioso e etico, un tipo di  racconto quasi sacrale e pietistico sulla realtà extraurbana  - visivamente e antropologicamente affascinante-   manca di ciò che  dovrebbe giustificare la proiezione in una sala: cioè  la potenza cinematografica dei personaggi.

Ahimè, SACRO GRA racconta troppi esseri umani  e molti , oltre a risultare inutili ai fini della riflessione generale (il dj indiano, lo stesso botanico, la prostituta) , diventano anche banali e superficiali. Inoltre , spunto non da poco, il Grande Raccordo Anulare, appare quasi  ininfluente ai fini della storia, risultando  una giustificazione gratuita da "titolo"  più che uno spunto spazio temporale. Un documentario che poteva essere girato in qualsiasi altro contesto (dalla provincia del nord italia, fino ai paesi i del sud) e  non si sarebbe sentita comunque la presenza geografica, fosse  quella del GRA , o  di Roma stessa. 

E quindi a salvarsi sono pochissime scene: qualche istante inquietante e ironico sul Bed and Breakfast dove si girano i fotoromanzi, oppure la bellissima (forse l'unico momento altissimo del film) serie di inquadrature sul cimitero innevato. Per il resto, la sensazione è di un cinema fatto solo per critici impegnati, vecchio  e assolutamente non meritevole di vincere in un festival importante come quello di Venezia. Lampante  solo  la riflessione etica, ma imperdonabile in questi casi, ahimè, la profondissima noia.

 



votanti: 1
Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - rosi
 

[30-09-2013]

 
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