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The Bling Ring

di Sofia Coppola. Con Emma Watson, Leslie Mann

di Alessio Palma

A Los Angeles, un gruppo di adolescenti schiavi del glamour e del lusso, tramite Internet, individua le celebrità da colpire, per poi rubare nelle loro case beni per oltre 3 milioni di dollari. Tra le vittime Paris Hilton, Lindsay Lohan e Rachel Bilson. La banda viene ribattezzata dai media “The Bling Ring”.

Il quinto lungometraggio di Sofia Coppola mantiene alcuni significativi legami con la sua opera precedente. E' sempre il mondo giovanile, come già ne IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE, MARIE ANTOINETTE o LOST IN TRANSLATION, ad interessarla, come di consueto osservato da una prospettiva femminile, che mette al centro della storia ragazze in bilico tra adolescenza e maturità. In BLING RING il punto di vista è quello dell'unico maschio della banda, Mark, ma è evidente come la regista si trovi più a proprio agio nel descrivere i caratteri sfrontati e volitivi di Rebecca, Sam e Nicki, le vere eroine del film.

 Eroine perché le loro imprese sono raccontate senza la minima ombra di moralismo o di giudizio, ma sempre con uno sguardo fenomenologico attento a cogliere usi e costumi della classe alto-borghese californiana, che sogna Hollywood e la celebrità, lì a due passi, sentendosi parte di un mondo esclusivo. Ed è con grande precisione sociologica che la vita quotidiana, le ossessioni e soprattutto il gergo (che verrà inevitabilmente penalizzato al doppiaggio) di questi ragazzi vengono trasposti sullo schermo, segno di una profonda conoscenza del mondo rappresentato.

Questa immersione senza filtri nella upper class losangelina, viene controbilanciata dallo stile registico freddo, impassibile e oggettivo, che domina tutta la prima ora del film. Il racconto è giocato sulla reiterazione delle azioni (furti, feste e bevute), volutamente disinteressandosi di una classica progressione drammaturgica, attento piuttosto a tracciare una mappa geometrica del contesto in cui si muovono questi figli del benessere e dell'edonismo più sfrenato. La svolta narrativa è piazzata nell'ultima parte, che perde un po' il fascino scarno (e notturno, grazie all'ottima fotografia di Harry Savides e Christopher Blauvert) che contraddistingue i primi sessanta minuti, in favore di un impianto narrativo più classico. E dove la sceneggiatura recupera un sarcasmo coerente con l'assunto del film ma forse troppo sottolineato. Malgrado alcune pecche, come l'inutile anticipazione del finale della storia fin dalle prime scene, BLING RING appare come un film sottotono ma assolutamente maturo, in grado di dire, sulla pervasività dell'immagine e sulla società dello spettacolo americana, più cose che intere analisi giornalistiche.

 



votanti: 1
Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - coppola - watson
 

[25-09-2013]

 
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