Giornale di informazione di Roma - Domenica 25 settembre 2016
 
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La grande bellezza

di Paolo Sorrentino. Con Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli

di Francesco Picerno

Jap Gambardella ha da poco compiuto 65 anni. Vive a Roma ed è un giornalista che  osserva in maniera cinica e completamente indifferente la mondanità capitolina fatta di chiacchere, pettegolezzi e feste inquietanti. Accanto a lui tante donne e una  città enigmatica, affascinante e misteriosa. Il suo è un percorso alla ricerca dell'equilibrio tra intelletto e superficialità, tra spiritualità e materialismo.

Sesto lungometraggio di Paolo Sorrentino a  due anni di distanza dall'incursione  americana di THIS MUST BE THE PLACE, LA GRANDE BELLEZZA segna il ritorno del regista napoletano alla realtà italiana e si rinnova anche la collaborazione con l'attore feticcio Toni Servillo. In concorso al festival di Cannes, il film sembra avere riscosso applausi, risate e buoni consensi durante la prima proiezione. L'alone di attesa di quest'opera, che sia nelle intenzioni che nel contenuto sembra rievocare atmosfere felliniane,  è stato molto forte. Ed in effetti il film è un'operazione davvero ambiziosa , forse la più ambiziosa dell'intera carriera del regista. L'omaggio, neanche tanto sottinteso, al regista de LA DOLCE VITA è evidente, come è evidente la vicinanza tangibile alla commedia italiana d'autore: quella cinica e spietata degli Ettore Scola, degli Antonio Pietrangeli (echi non troppo nascosti di film come LA TERRAZZA o IO LA CONOSCEVO BENE).  Ma è soprattutto un film di Sorrentino, fatto di provocazioni visive , di gusto dell'eccesso e di quella componente surreale e esistenziale che è sempre stata marchio di fabbrica del regista partenopeo.

La storia è interamente dedicata alla crisi di un intellettuale circondato da gente mediocre, da "freaks" soli e pieni di devastazioni estetiche e interiori. Un ambiente nel quale l'unica ricerca possibile è quella della purezza, della bellezza appunto, ed è proprio quando il film prende questa strada che sembra  funzionare al meglio. Da questa ansia di purezza, infatti, nascono le scene migliori (forse tra le più azzeccate della sua intera carriera), vedi ad esempio la rappresentazione "artistico teatrale" al parco degli Acquedotti o il devastante sfogo che Gambardella riserva ad una povera amica in terrazzo, fino alla bellezza assoluta della passeggiata tra i palazzi romani insieme ad una delle sue tante muse , una bravissima e sensuale Sabrina Ferilli. Ma Sorrentino oltre a raccontare questi aspetti vuole parlare del nulla (citato non a caso Flaubert ), purtroppo quando ne parla lo fa in maniera ridondante, facendo vedere che per raccontare un  mondo surreale e poco chiaro è necessario un eccesso di stile, con continue accellerazioni e movimenti di macchina, con ralenty e  dolly usati  a sproposito.

Un nulla che diviene evidente quando la pellicola prende una svolta spirituale e religiosa che avviene con la fuga del personaggio di Verdone e l'entrata in scena  del cardinale interpretato da Herlitzka. Il film qui perde di senso, non ha una conclusione definitiva e si proietta in territori che non arrivano allo spettatore ed è in questi momenti che si sente la pesantezza del suo cinema e anche il paragone con Fellini  diventa impietoso. A causa di un finale non convincente il  film si rivela un'occasione persa per raccontare un'Italia  sotterrata e realmente priva di etica e morale. Occasione che Sorrentino forse ha perso lasciandosi andare in troppe libertà  e sconclusionatezze. Un peccato visto che per alcuni momenti (una buona prima ora) LA GRANDE BELLEZZA - grazie anche ad un Servillo ormai in uno stato di grazia  -  stava riuscendo a raccontare una Roma che pochi erano riusciti a disegnare così bene  negli ultimi vent'anni.

 



votanti: 6
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[21-05-2013]

 
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