Giornale di informazione di Roma - Sabato 01 ottobre 2016
 
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Qualcuno da amare

di Abbas Kiarostami. Con Ryo Kase, Rin Takanashi

di Rosario Sparti

La giovane studentessa Akiko decide di prostituirsi per potersi pagare gli studi, accettando di incontrare anche uomini molto più vecchi di lei. In uno di questi incontri, si imbatte su un suo professore universitario sessantenne, integerrimo e di buon cuore, che dimostra un grande interesse nei suoi confronti, dando vita a un intenso rapporto.

Non si sa bene come rapportarsi di fronte all'ultima opera del cineasta iraniano, acclamato negli anni con una messe di premi, Abbas Kiarostami. Si rimane francamente spiazzati. La prima considerazione spontanea è legata alla necessità del film, ci si domanda quanto se ne sentisse il bisogno e quanto al regista interessasse raccontare questa storia. Se la domanda è vagamente retorica, la risposta non può esimersi dal sottolineare come il cineasta, col tempo, non abbia perso nulla della sua maestria registica e delle sue ossessioni stilistiche: lunghi dialoghi durante traversate in automobile, giochi visivi di specchi, macchina da presa fissa, messa in scena che gioca con lo spettatore oscurandone parzialmente il campo di visione, ribaltamenti del punto di vista.

Ad accompagnare questa immutabilità dello stile invece si accompagna un mutare dei personaggi, delle ambientazioni e del tono della storia. Si era già da tempo notato come il cineasta avesse deciso di abbandonare il suo classico campo da gioco per sperimentare in nuovi territori, situazioni diverse che l'hanno condotto anche in paesi differenti. A questo punto è ormai impossibile non citare il nome che a tutti verrebbe in mente dopo la visione del film: Woody Allen. Se con il viaggio in Italia di COPIA CONFORME, non del tutto compiuto ma affascinante e spontaneo, era balenata l'idea di un percorso simile tra i dure registi, ora questa idea si traduce in qualcosa di più. Entrambi affascinati da personaggi senili che si confontano con la modernità  oppure coppie borghesi sull'orlo di una crisi di nervi, ora vicini anche per una filmografia girata fuori patria che incomincia a divenire corposa. Quello che stupisce maggiormente però è il tono dell'opera, che spesso assume una levità e ironia molto simili a quella del regista newyorchese.

Non siamo di fronte al film giapponese di un iraniano ma oosserviamo una storia che si sarebbe potuta ambientare quasi in ogni dove. Un racconto che, come la protagonista, continua a girare senza andare da nessuna parte. Un girare su stessi che pecca soprattutto di freddezza e insincerità, infatti tutto sembra essere fin troppo costruito e calcolato. Non stupisce quindi che la scena in taxi, l'unica non firmata dal regista in una monolitica struttura a quattro blocchi, brilli e riesca a toccare il cuore come  nessuna altro momento nella pellicola. Forse sarebbe il caso per Kiarostami di prendere un periodo di riposo, senza che questo sembri offensivo nei confronti di uno dei maggiori talenti del cinema di fine secolo scorso.
 



votanti: 1
Secondo te quanti euro merita??
 

[24-04-2013]

 
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