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Hitchcock

di Sacha Gervasi. Con Anthony Hopkins, Helen Mirren, Scarlett Johansson

di Rosario Sparti

Hitchcock si trova in un momento privo di ispirazione per il suo prossimo lavoro. Si appassione al romanzo "Psycho", ignorato dai più per gli scabrosi temi trattati. Deciso a realizzare la sua opera e supportato dalla moglie Alma, il regista autofinanzia il progetto ipotecando la propria casa e proponendo alla Paramount di non spendere nulla per il girato in cambio della distribuzione della pellicola e del quaranta percento degli incassi. Tampinato dai distributori e sentendosi oppresso dalla critica mai riconoscente nei suoi confronti, afflitto dall'obesità e dai malesseri dell'età, l'uomo riesce a terminare il suo lavoro non senza il sostegno di Alma, che si rivela sempre vicina a lui. Il film, distribuito in sole due sale ma carico di aspettative per il battage pubblicitario che il regista seppe crearvi attorno, si rivelerà poi il maggior successo commerciale di Hitchcock.

Dopo il rockumentary ANVIL! THE STORY OF ANVIL, divenuto col tempo un piccolo film di culto, il regista Sacha Gervasi decide di raccontare la storia di un uomo e di un progetto che rimane per ogni cinefilo un mito intramontabile, quello del film PSYCHO e del suo creatore Alfred Hitchcock. Chiamato a interpretare il regista britannico, l'abile Anthony Hopkins riesce a calarsi perfettamente nel personaggio, grazie anche a un prodigioso lavoro sul trucco, mentre accanto a lui recitano star come Scarlett Johansson Jessica Biel. Senza timori si può però affermare che la vera protagonista della pellicola è Helen Mirren, che interpreta il ruolo di Alma Reville, moglie del maestro del brivido e sceneggiatrice di talento.

Lo sguardo dietro le quinte sulla realizzazione d'uno dei capolavori del cinema è in realtà un pretesto per raccontare l'affascinante rapporto tra il regista e la moglie, esempio concreto del detto "dietro ogni grande uomo c'è sempre una grande donna". Il regista ci pone nel maggior momento di tensione nella carriera di Hitchcock, tensione che si riversa anche nei suoi rapporti personali e che finisce per sfociare in una crisi dai toni dell'incubo. Su questo fronte il film concede il meglio di sé, evitando lo sguardo voyeuristico pur concendendosi svolazzi della fantasia a scopo di drammatizzare la vicenda.

Esemplificativa dei pregi e difetti del film è proprio la scena della doccia, uno dei maggior momenti iconici della storia del cinema. Da un lato il film racconta quel che già sappiamo, cercando in maniera sin troppo superficiale di trasfigurare la paura del regista nel terrore di cui è intrisa la sequenza e, al tempo stesso, cerca di mostrare come i suoi nervi tesi abbiano inciso positivamente nel rapporto con gli attori. Una soluzione sin troppo semplice. Parallelamente osserviamo il processo creativo che lo guida a montare la scena così come la conosciamo in una combinazione di caso, intuito e genio. Un processo simile a quello del direttore d'orchestra, che viene celebrato quando Hitchcock osserva dal foyer del cinema le reazioni del pubblico durante l'anteprima. Una piccola scena che riesce a sintetizzare al meglio lo spirito divertito e appassionato d'uno dei maestri del cinema. 

 



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[03-04-2013]

 
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