Giornale di informazione di Roma - Mercoledi 28 settembre 2016
 
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Il segreto del suo volto

di Christian Petzold. Con Nina Hoss, Ronald Zehrfeld

di Rosario Sparti

Nelly Lenz è riuscita a sopravvivere al campo di concentramento. È gravemente ferita e il volto mutilato. Lene Winter, avvocato e cooperatore dell'Agenzia Ebraica, la porta a Berlino. Dopo un'operazione che le da un nuovo volto, Nelly inizia a cercare il marito, Johannes. Alla fine riesce a trovarlo, ma lui non la riconosce. Tuttavia riescono ad avvicinarsi. L'uomo trova in lei molte cose in comune con la moglie 'morta'. Le fa una proposta: Nelly dovrà far finta di essere la moglie 'morta' per ottenere la fortuna che ha ereditato dalla sua famiglia. Nelly accetta e diventa il suo doppio.

Dopo LA SCELTA DI BARBARA, Christian Petzold, torna a raccontare una storia di dignità e libertà al femminile. Stavolta l'ambientazione è nella Germania postbellica, ancora turbata dagli orrori dell'Olocausto. La protagonista, interpretata dalla sempre brava Nina Hoss, è una reduce dei campi di concentramento, una sopravvissuta privata del proprio passato e della propria identità. Per riconquistarli non le resta che morire, come un'araba fenice, per poter poi rinascere tornando a essere se stessa. Per certi versi, la pellicola ricorda un noir, ovviamente memore di LA DONNA CHE VISSE DUE VOLTE e OCCHI SENZA VOLTO, in cui un uomo cerca d'usare il corpo di una donna per il suo piano criminale, ma il regista decide di far intravedere queste sfumature da giallo solo in controluce.

Sostanzialmente ci troviamo di fronte a un dramma da camera, in cui due personaggi si studiano, si osservano, senza riuscire a riconoscersi, perchè un'esperienza come la guerra ha inevitabilmente cambiato tutti in maniera definitiva. Nelly non sa più chi è e gli altri non sono interessati a vedere la sopravvissuta, pertanto si trova in una condizione d'invisibilità. Non è più un essere umano. Per ritornare a vivere, dovrà fare appello all'unica emozione che le consente di non uccidersi: l'amore. Un amore folle, da melodramma raggelato, che trova nella fotografia calda che illumina il film un contrasto che rimanda alla psicologia della protagonista. La pellicola procede così su questo doppio binario: da un lato la suspense creata attraverso ciò che non viene svelato allo spettatore (Johannes realmente non riconosce la moglie? Come giustificare il suo comportamento durante la guerra?), dall'altro la ricostruzione di un volto grazie a tanti piccoli pezzi che pian piano vanno a comporre una nuova immagine.

Questa assenza di chiarezza è ciò che rende interessante la pellicola, che poggia su elementi narrativi altrimenti scarsamente plausibili, insieme al fascino romantico di questo "secondo amore" che torna a essere vissuto come fosse la prima volta. Un'esperienza di svelamento di se stessi che necessita dello sguardo altrui, così, solo nello splendido, toccante finale (senz'altro uno dei migliori di questa annata cinematografica), finalmente Nelly può tornare a riconoscersi. Ovviamente dietro questa storia personale si nasconde la metafora di una nazione smarrita, disumanizzata e che sbanda nella ricerca della propria identità. Ed è proprio nella ricerca della metafora della ricostruzione che il film zoppica, rendendo troppo evidente il suo desiderio d'allargare il discorso. Ma tutto trova compatezza grazie all'abile uso della musica, costante leitmotiv della storia, che ci invita a parlare a voce bassa perché si sta parlando d'amore.
 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - petzold - hoss
 

[22-10-2014]

 
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