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Time Out of Mind

di Oren Moverman. Con Richard Gere, Jena Malone

di Rosario Sparti

George è un uomo disperato. La vita sembra essersi dimenticata di lui. Senza un posto dove andare, si ritrova alla deriva tra le strade inospitali di New York City. Fallite tutte le possibilità di trovare un alloggio, cerca rifugio al Bellevue Hospital, il più grande centro di accoglienza per senzatetto di Manhattan. George entra in contatto con la crudele realtà degli emarginati. L'amicizia con uno degli ospiti del centro gli restituisce la speranza di poter ricostruire il difficile rapporto con la figlia che non vede da molti anni. 

Oren Moverman, autore di pregevoli pellicole come RAMPART, era il co-sceneggiatore di IO NON SONO QUI di Todd Haynes, bizzarro biopic su Bob Dylan. Non stupisce quindi che questa sua nuova pellicola abbia lo stesso titolo d'uno dei più apprezzati album del musicista americano. E il testo di "Not Dark Yet" potrebbe essere una degna nota a piè di pagina al film, soprattutto quando recita: "So che sembra che mi stia muovendo ma sono sempre fermo/ogni nervo del mio corpo e' così nudo e intorpidito/non riesco neanche a ricordare da cosa scappavo quando sono venuto qui/non si sente neanche il mormorio di una preghiera/non e' ancora buio, ma lo sarà presto.". Splendidi versi in musica che raccontano chi è George, americano senza nome che viene dal nulla e rischia di restarci per sempre. 

Un personaggio, segnato dalla vita, che la cinepresa segue silenziosamente nel suo vagabondare per le vie di una New York, di cui il regista riesce a rendere la spietata estraneità alle vicende di coloro che l'abitano. Il coro di voci e rumori della città difatti è come un rumore di fondo che restituisce il caos mentale del protagonista, che percepisce questo vociare come un silenzio indifferente. Per circa due ore assistiamo, con scrupoloso realismo minimalista, al lento declino di un uomo che non riesce ad accettare la sua condizione di homeless ma sa d'essere fottuto, "anzi probabilmente lo sono sempre stato". Ed è una delle poche cose di cui è certo, reso instabile da una situazione in cui non riesce ad avere risposte da nessuno. Perchè è invisibile agli occhi tutti. Non ha una casa, non ha un'identità perché non ha documenti, non ha un passato perché ha mandato a puttane la sua vita, ma, soprattutto, non ha le parole per ricucire il rapporto con la figlia, interpretata da Jena Malone.

E anche noi riusciamo a vederlo a stento. C'è sempre qualcosa che si frappone tra il nostro sguardo e il suo. Così lo seguiamo a distanza, magari da dietro una soglia o attraverso una vetrata. Una scelta registica che relega il protagonista in una sorta di gabbia da cui non riesce a uscire e pone noi nella condizione di voyeur impotenti. Un po' la stessa condizione in cui sono posti Steve Buscemi, Michael K. Williams e Kyra Sedgwick, cammei eccellenti in una pellicola dominata dall'interpretazione immersiva di Richard Gere, nel suo miglior ruolo da molti anni a questa parte. Una storia "politica" (sullo sfondo s'intravedono le conseguenze dell'11 Settembre) di denuncia sociale, che, man mano che il film avanza, diventa il racconto intimo d'una umanità a cui è negato un diritto fondamentale: l'attestato d'esistenza.
 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - moverman - gere - malone
 

[19-10-2014]

 
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