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Dallas Buyers Club

di Jean-Marc Vallée. Con Jared Leto, Matthew McConaughey, Jennifer Garner

di Rosario Sparti

Siamo nel 1985. Negli USA l'HIV si diffonde rapidamente, sottovalutato da gran parte della comunità scientifica. Ron Woodroof, come milioni di altri americani, ne ignora la gravità. Così, quando scopre di esserne infetto, dapprima tende a trascurare i rischi , ma poi, di fronte al drammatico responso dei medici, decide di darsi da fare per trovare una cura. Le ricerche lo conducono a un farmaco alternativo, non sperimentato e quindi illegale. A quel punto, Woodroof non ha altra scelta che mettere in piedi un traffico illegale dal Messico per fornire il medicinale a chiunque ne abbia bisogno.

"Voglio morire con gli stivali addosso", questa frase sintetizza al meglio lo spirito cowboy di Ron,  divertente macho ma dalla mentalità più aperta del suo ristretto giro d'amici. Tratto da una storia vera, il film di Vallée è un perfetto prodotto per l'Academy, inutile girarci intorno, infatti ha tutto quello che serve per raccogliere una valanga di Oscar: tema civile importante, regia accorta ma non invasiva e prove attoriali da perfetto Actor's Studio. Nonostante questo il film ha una sua forza grezza che gli consente d'uscire dalla prevedibilità, per sterzare occasionalmente verso una ricerca dell'emozione più sincera. 

La lotta tra tenerezza e asprezza è il perno intorno al quale ruota il rapporto tra Joe, interpretato da un Matthew McConaughey d'impressionante credibilità, e Rayon, un Jared Leto che sfiora la maniera pur riuscendo a toccare il cuore dello spettatore. Tra lungaggini e scelte un po' facili, il film trova la sua forma facendo quadrato intorno al cast, che restituisce l'alternanza di tensione e intimità rintracciabile anche nelle scelte fotografiche e di montaggio. Tra facili simbolismi e vie intraprese senza troppa convinzione, la storia spicca il volo quando sceglie di rimanere vicino a Ron, alla sua vita che pian piano muta in parallelo alla sua voglia di mettersi in gioco.

La via scelta per denunciare la miopia del FDA (Food and Drug Administration), ostile a cure alternative e troppo attenta gli interessi delle case farmaceutiche, rispecchia in pieno la scelta del protagonista di mirare allo stomaco senza crearsi tanti problemi di forma, dritto al bersaglio con quella rozzezza texana di chi si cura solo dell'obiettivo da raggiungere. Il fine giustifica i mezzi e in questo caso la perseveranza con la quale Ron avanza, senza voler mai cedere un passo in questa lotta tra l'uomo e il sistema, trova il suo senso più alto: non crollare mai nella disperazione. La vita è un rodeo, l'importante è cercare di rimanere in sella più tempo possibile. Un secondo, due, tre...
 



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Secondo te quanti euro merita??
 
 
 

[09-11-2013]

 
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