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Drug War

di Johnnie To. Con Xiao Cong, Sun Honglei

di Rosario Sparti

Ambientato nella Cina continentale, racconta la storia di Lei, capitano della polizia, che tenta di sconfiggere un enorme traffico di droga, avvalendosi di un contatto “interno”, il trafficante di stupefacenti Ming, catturato dopo essersi schiantato con la macchina dentro un negozio. In cambio dell’aiuto, il capitano eviterà la sua condanna a morte, pena riservata in Cina per i trafficanti di droga.

Johnnie To, come si sa,  un regista estremamente prolifico - tra i suoi film senz'altro vanno ricordati PTU, BREAKING NEWS e ELECTION - ed è difficile stargli dietro, anche se l'unica certezza che si ha, è che ciclicamente lui decide di ritornare al suo genere preferito: il gangster movie. Un genere che è stato esplorato in molteplici direzioni, prendendo traiettorie tra le più insolite, anche grazie al lavoro dello stesso regista, in compagnia del fidato sceneggiatore Wai Ka-Fai, innovatore e ormai consolidato maestro del cinema orientale. La novità, in questo caso, è nell'ambientazione, per la prima volta, il regista, gira una sua opera in Cina, raccontando la lotta per lo spaccio della droga andando incontro ai rischi della censura di regime ma riuscendo a evitarla.

L'ennesimo ritorno all'action di To, si contraddistingue stavolta per la scelta di spogliare d'ogni orpello il genere, mettendo in rilievo la semplice struttura narrativa, senza concedere nulla a psicologismi o racconti d'ambiente, al fine di giungere in maniera diretta a ciò che più gli preme arrivi allo spettatore: il tema della pena di morte. Una ambientazione, quella cinese, che dona un elemento in più rispetto alla consuetudine, infatti, inserendo la minaccia della pena capitale per gli spacciatori, spinge i personaggi verso un tunnel senza uscita che rafforza la sensazione di minaccia incombente.

Una empatia a distanza, si potrebbe dire, è quella che si instaura con i personaggi, che sembrano mossi come pedine d'una scacchiera da una mano oscura, raffredando la storia che diventa però sempre più cupa e angosciante. Durante il percorso si susseguono i colpi di scena che creano i picchi d'un intreccio essenziale ma che procede con una tensione implacabile, per poi approdare nel finale a una sanguinosa carneficina a suon di proiettili, nel tipico stile del regista. A quel punto il regista, con grande maestria, conduce lo spettatore verso un inevitabile epilogo dal sapore politico che fa rileggere il film alla luce di un pessimismo oggettivo, elevandolo al livello delle migliori opere di questo straordinario artigiano del cinema.

 


Secondo te quanti euro merita??
 
 
TAG: - To
 

[17-11-2012]

 
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